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«Ora toglietevi la maglia»: Livorno e il manifesto di un fallimento - Video

L'ANALISI. L’entusiasmo della rinascita amaranto rovinato da molte scelte sbagliate. I tifosi sono amareggiati, ma bisogna ripartire dal loro amore incondizionato


20 giugno 2022 Alessandro Bernini


LIVORNO. Un anno in un gesto. Guardate la foto accanto: i tifosi che chiedono ai giocatori di togliersi la maglia perché ritenuti non degni di indossarla. C’è tutto lì dentro. La delusione. La frustrazione. L’impotenza. Non doveva finire così.

Proprio ora, che finalmente ci sentivamo delle Triglie. Un pesce che ama i fondali poco profondi ma sa risalire quando va troppo in basso. Eravamo circondati da squali: il capobranco ci ha pure voluto bene in passato ma ormai col tempo voleva solo disfarsi di noi e poco importava come, gli altri squali invece erano stato attirati dal profumo intenso del sangue.



Un morso, due morsi, il sangue. Pensavano di divorarci. Ma la Triglia è resistente, si difende. Sceglie lo scoglio dove infilarsi, dove mimetizzarsi.

Era stata dura, sembrava che fossimo davvero pronti per tornare in mare aperto luccicanti. Liberi. Macchè.

L’elenco degli errori è lungo. La società ci ha messo il cuore ma ha fatto scelte che non si sono rivelate vincenti.

Due allenatori non sono riusciti a dare un’identità alla squadra, siamo arrivati dopo 32 partite a non capire quale fosse il modulo giusto, con giocatori che passavano in una settimana dalla tribuna al campo e viceversa.

Scelte sbagliate dicevamo. Perché a conti fatti, puntare sui nomi non ha pagato. Anzi, sono stati proprio i giocatori più rappresentativi a mancare all’appello nelle partite decisive.

In questo momento così amaro, non vogliamo però partecipare al gioco al massacro. Che tanto non porterebbe a nulla ma farebbe solo gonfiare il petto a chi non aspettava altro che questa sconfitta per sputarci in faccia il passato. Come se li avessimo fatti noi e 4 milioni di euro che hanno portato l’As al fallimento.

Paolo Toccafondi non è un petroliere arabo, non è uno che può buttare 3-4 milioni di euro a stagione nel Livorno. Non c’era il miliardario per risorgere. Ma oggi abbiamo un presidente che ama la nostra maglia, che la onora, che la difende, che vive 24 ore al giorno questa esperienza.

Nonostante il fallimento sportivo, bisogna tenere alta la testa. C’è uno splendido coro della curva col quale vogliamo invitare tutti a digerire prima possibile questa polpetta avvelenata. Cercando di fare in modo che oggi non sia il giorno dopo la sconfitta, ma il primo giorno della ripartenza. Ecco il coro. «Magico Livorno, lo sai che io ci sono, lo sai che ci sarò ogni momento. E non ci interessa, dove giocherai, alza gli occhi e ci saremo noi. È una malattia infinita, so che durerà una vita, prendo e ritorno insieme a te”.

Sì. Ripartiamo da qui.

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