Gioco
Sangiorgio torna in campo. Paolo Elmi: «La regolarità del campionato è saltata»
Domenica la squadra lombarda doveva giocare con la PL ma il match venne rinviato per Covid: «Servono 7 giorni da un test all’altro, chiedersi come sia possibile è una domanda legittima»
LIVORNO. “Sangio in emergenza è chiamata all’impresa contro Firenze”. Sotto questo titolo ieri mattina sul sito della Sangiorgese Basket e della Lega è apparsa la notizia che domenica prossima, 27 marzo, la squadra lombarda tornerà in campo per la 24esima giornata del campionato di serie B di basket. “I ragazzi di coach Roncari devono fare i conti con il Covid e diverse positività”, si legge nell’articolo con intervista all’allenatore della Sangio.
La notizia ha riacceso il faro sulle polemiche ancora calde per il rinvio all’ultimo momento del match che domenica scorsa San Giorgio doveva disputare contro la Pallacanestro Livorno. Partita ufficialmente rinviata per Covid, sebbene – secondo le informazioni che il presidente Roberto Creati aveva avuto nelle ore precedenti da parte della dirigenza della Sangiorgese – i giocatori positivi fossero soltanto due (altri 4 erano febbricitanti ma non tamponati), mentre il protocollo Fip prevede che la partita non si disputi soltanto se ci sono almeno sei giocatori positivi.
Si dirà: può darsi che alcuni dei giocatori lombardi scoperti positivi la mattina del 20 marzo mentre la PL era già in viaggio si siano negativizzati tre giorni dopo, cioè ieri mattina, e si preveda il loro ritorno in campo domenica prossima 27. Tutto è possibile. Ma il protocollo prevede che dal momento della scoperta del contagio passino almeno sette giorni perché gli atleti possano effettuare il tampone per verificare l’eventuale negativizzazione. E successivamente che debbano superare una serie di test medici, l’ormai noto return to play.
Qualcosa oggettivamente non torna. E riecheggiano nella mente le parole di Roberto Creati sul Tirreno di lunedì: «Magari la Sangiorgese, anche giustamente per tutelare la salute dei giocatori suoi e nostri, ha presentato una documentazione per cui non c’erano sei positivi ma una situazione che sconsigliava di giocare. Capisco le motivazioni, ma mi viene una domanda: perché ci diamo i protocolli? Se ci sono delle regole, rispettiamole. Se ogni volta che ci troviamo di fronte a difficoltà, anche umane e comprensibili come due giocatori positivi e altri con la febbre, si deve fare un’eccezione allora è inutile avere un protocollo».
Il rinvio della partita tra Sangiorgese e PL ha penalizzato non solo le triglie ma anche un’altra squadra livornese, il Cecina Basket di Roberto Russo. Che in classifica si trova a pari punti (14) con i lombardi in un agguerrito duello salvezza che coinvolge anche Oleggio (16).
Paolo Elmi, direttore sportivo del Cecina Basket: domenica Sangio tornerà in campo dopo appena sette giorni dal rinvio per Covid: che ne pensa?
«Siamo estranei alla vicenda, non conosciamo i particolari, dunque non entro nel merito della decisione».
In realtà i risultati della Sangiorgese vi riguardano…
«Posso dire che è un’occasione in più in cui si vede che la regolarità del campionato non c’è».
Vede cose poco chiare?
«Per regolarità non intendo qualcosa di anomalo. Però Sangiorgio senza un po’ di giocatori contro la PL è facile che perda. Non glielo auguro, ma noi siamo diretti avversari e ci sentiamo penalizzati. Mentre magari le squadre che lottano per i playoff insieme alla PL si saranno sentite avvantaggiate».
Di campionato non regolare aveva parlato anche l’anno scorso…
«E infatti anche quest’anno la regolarità è legata a elementi di fortuna. Non voglio rivangare il passato ma lo scorso campionato abbiamo fatto 13 partite in 35 giorni dopo un mese di inattività assoluta».
E siete finiti in C, salvo poi essere ripescati…
«Siamo retrocessi: ma è stato a causa della nostra forza o le circostanze ci hanno portato a quel risultato?».
Cosa propone per rimediare?
«Voglio invitare a una riflessione. Questo è un campionato condizionato. Sarebbe stato auspicabile che non ci fossero retrocessioni o ce ne fossero meno, mentre ce ne sono di più dell’anno scorso».
Voi lo scotto al Covid l’avete pagato anche quest’anno, col 20-0 che avete preso a Legnano il 19 dicembre 2021 quando avete scelto di non scendere in campo.
«Decidemmo di non giocare seppur loro fossero privi di un positivo e di Sebastiano Bianchi. Tra l’altro eravamo già a Legnano, avevamo speso di trasferta, avevamo già pranzato, trovavamo una squadra rimaneggiata, eravamo al completo: il nostro interesse sportivo sarebbe stato di giocare ma abbiamo ritenuto che ci fosse una situazione non sicura».
Perché?
«In campo, quando siamo arrivati al palasport, c’era una festa di Natale coi bimbi del settore giovanile e gli spalti pieni di genitori, che non sono stati fatti uscire. Non c’è stata l’igienizzazione dell’impianto prima della gara, che è fondamentale da protocollo. Avevamo cercato di concordare con Legnano di rinviare congiuntamente, tesi che abbiamo sostenuto in Federazione ma il giudice ha decretato il 20-0».
Fip e Lega che fecero in quel caso?
«Nonostante i nostri tentativi con federazione e Lega al telefono per dire che c’era una situazione non chiara, non ci fu verso. Mancò anche il controllo arbitrale sulla mancata igienizzazione dell’impianto. Ma ci abbiamo messo una croce sopra, non abbiamo neanche fatto ricorso».
Sostiene che Fip e Lega avrebbero dovuto usare elasticità come potrebbero aver fatto con Sangiorgio domenica scorsa?
«Ripeto, è una situazione di cui non conosco i contenuti. Leggo anch’io che Sangiorgio pubblica sul sito della Lega la notizia che domenica giocherà rimaneggiata con Firenze, allora dico bravi in considerazione del fatto che se un giocatore è positivo devono trascorrere sette giorni per un nuovo test e poi c’è da riespletare le visite mediche».
Perché bravi?
«Bravi perché se riescono a giocare, tanto di cappello… Però voglio rimarcare l’irregolarità: la stessa PL è andata a Varese senza due giocatori, cosa dovevano fare, non giocare? Noi a Piombino dopo che avevamo rimandato la partita perché il Golfo aveva casi positivi, siamo andati al recupero con due giocatori che avevano avuto il Covid. Piombino era stata disponibilissima a spostarla ancora, ma noi abbiamo detto no, giochiamo lo stesso perché le regole sono queste».
Lei pensa che la Fip con Sangiorgio sia stata di manica larga?
«Non penso assolutamente che la Fip abbia debordato dai regolamenti: l’attuale protocollo è chiaro, non giochi se hai sei positivi. Avranno fatto le dovute verifiche. E poi penso che noi siamo tutelati: il segretario generale della Lega è di Livorno. Anzi la tutela è doppia, perché Massimo Faraoni è anche presidente del comitato toscano, dunque ci tutela sia come federazione che come Lega».
Però scusi: se San Giorgio domenica aveva sei positivi, almeno 4 dei quali scoperti il giorno stesso, come fa domenica prossima a giocare se occorrono sette giorni per fare il nuovo test e poi servono le visite?
«È la domanda che mi sono posto anch’io. Non si tratta di fare dietrologia, credo che sia legittima, risponderanno loro…».
Se con sei assenze avessero perso con la PL per voi sarebbe stato un bell’aiuto…
«Per noi e anche per Oleggio, dove credo non siano contenti. Si ritorna alla mia tesi iniziale: è un campionato condizionato. Non c’è regolarità sportiva. E la cosa pesa di più quando si parla di retrocessione. Quando vai in C, in un campionato regionale, perdi visibilità e valore. A maggior ragione noi che siamo in B dal 1997 senza soluzione di continuità. Il Basket Cecina è la società più vecchia di tutta la provincia, il nostro codice in Fip è 389, da quando ci siamo iscritti la prima volta siamo sempre rimasti Basket Cecina».
Sta dicendo che si aspetta rispetto?
«Forse. Ma non sta a me dirlo. Ho fatto solo una constatazione, anche riferita all’episodio di Legnano, dove è vero che non abbiamo giocato su pressione dei giocatori impauriti, ma è anche vero che il giorno dopo sul Giorno si parlava di Legnano come un focolaio Covid tra i più pericolosi d’Italia con incremento del 91% dei casi positivi».
Dunque Fip e Lega dovevano indirizzare verso il rinvio anziché verso il 20-0?
«Ragioniamoci su, come dice Crozza quando cita Zaia».
Ritiene che ai vertici federali ci sia inadeguatezza?
«Inadeguatezza no. Incongruenze sì. Sono stati eletti con larghe maggioranze dunque sono legittimati. Poi ci sono sbagli, come sbagliano le società e i giocatori, possono sbagliare anche in Fip e in Lega. Vede, io voglio fare una critica costruttiva, visto che ancora, credo, si possono fare critiche senza essere sottoposti a nessuna punizione. Capisco che c’è grandissima difficoltà nel contesto sempre mutevole, i contagi ripartono, non è facile. Però una cosa che non si può scrivere nei regolamenti ma dovrebbe essere una ragione di vita, quando i regolamenti non lo prevedono è l’uso del buonsenso. A volte non è stato usato, come con noi a Legnano. Hanno deciso con rigidità e la stessa rigidità l’avranno usata con Sangiorgio che evidentemente aveva sei positivi».
Dai fatti appare il contrario…
«Magari è un’apparenza. Con noi tutto è stato fatto con la massima rigidità».
Lei farebbe ricorso o chiederebbe gli atti se fosse un dirigente PL?
«Possono farlo, noi abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti e ci è stato trasmesso il referto arbitrale. In questo caso gli atti saranno la documentazione dei sei casi di positività. Magari non potranno trasmettere i nomi per privacy ma la certificazione che i casi c’erano ci dovrà essere. Sennò il regolamento è stato disapplicato. E allora potrei dire: perché in quel caso è stato disapplicato e a noi a Legnano applicato? Ma non voglio pensare che sia così».
E se la documentazione non uscisse fuori?
«Potrebbero dare il 20-0 alla PL. Ma sarebbe clamoroso. Fossi nei livornesi non mi farei illusioni, poi nella vita non c’è mai da stupirsi…».
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