Toscana
Il bacio di Klimt tra LL e tifosi
Contro la corazzata San Miniato difesa d’acciaio, cuore e nervi saldi. La penetrazione di Bechi a 12” dalla fine vale la terza vittoria di fila
LIVORNO. Qualche palato fine accenderà il lanternino sul punteggio più basso del campionato, sull’uno su12 nelle triple o sui 16 palloni al vento. E invece questa è la vittoria più bella della Libertas targata Andreazza, una vittoria che profuma di maturità, di una squadra cresciuta a livello di gioco, di atteggiamento, di forza del gruppo.
Sua maestà la difesa ha fatto la differenza. È il verbo del coach, fin dal primo giorno. San Miniato aveva una media di 73 punti fatti a partita, lontano dal suo hangar aveva alzato i pugni al cielo sette volte in 10 trasferte, e invece è affondata nelle sabbie mobili amaranto, ha rimbalzato nel muro di una difesa mobile, che ha alternato uomo e zona mista, ha perso la testa davanti ai raddoppi sistematici e all’aggressività della Libertas, è andata nel panico quando si è trovata nei paraggi delle manone di Onojaife, vedi la frenata di Caversazio, che memore dello stoppone preso da Mastrangelo un attimo prima, ha letteralmente sbandato in penetrazione davanti all’ombra di Ivan, passando il pallone a Bechi che in contropiede ha firmato il 43-38 a 7’45” dalla sirena, preludio al massimo vantaggio livornese, 45-38 del 33’ ad opera di Morgillo.
E così anche i nostalgici di Denver-Detroit 184-186 del 1983, alla fine hanno dovuto capire che questo era l’unico modo per vincerla ’sta partita fondamentale nella rincorsa per volare e i playoff ora sono lì, a un passo, la Libertas è a 22 punti insieme a Varese e Piombino, settima ma di fatto nona per i ko dell’andata contro Robur e Solbat, ma i ritorni deve ancora giocarli, insomma siamo tornati nell’arena ed è chiaro dopo questo trionfo che nessuno ha voglia di abdicare.
È la terza vittoria di fila, la prima in casa per Andreazza, una prova da eroi terminata col bacio di Klimt tra il popolo libertassino nuovamente innamorato e la squadra, Marchini che sale sulla tribunetta sotto la curva e saluta uno ad uno gli ultras, e poi tutto il palazzo a cantare, mani al cielo insieme ai giocatori, come se in consolle ci fosse Dargen D’Amico.
La festa è continuata negli spogliatoi, dove Marchini, trascinatore dentro e fuori dal parquet, ha stappato una bottiglia di spumante presa nell’area hospitality per celebrare la vittoria di tappa di un Giro ancora lunghissimo.
Lo spogliatoio è l’altro motivo di gioia di questa serata, l’unità del gruppo, immortalata da Casella che va a cercare il giovane Geromin, dopo un pallone che il baby amaranto ha regalato a San Miniato, per dargli un cinque e incoraggiarlo. Ma anche la capacità di giocare insieme, di non forzare conclusioni egoiste nonostante pure San Miniato abbia difeso durissimo. I quattro lob che Casella ha servito a Morgillo, trasformati tutti in punti, il passaggio schiacciato di Forti a Ricci in taglio sul fondo, raccontano un gioco ragionato, un’attenzione in attacco, la ricerca senza frenesia del tiro giusto.
I miglioramenti di Morgillo sono costanti. Da quando si è messo la maglia del 5 titolare e ha smesso di tirare fronte a canestro (da dove pure ha una mano dolce) è diventato decisivo, coi suoi movimenti in post basso e il suo mortifero gancino sinistro, anche per riaprire il gioco, cambiare fronte, attirare raddoppi, creare spazi.
Marchini ancora una volta è salito in cattedra nel momento più importante: mancavano tre minuti e mezzo alla fine di un infinito duello punto a punto, col massimo vantaggio di San Miniato arrivato a più 5 (12-17) e il massimo amaranto a più 7 (45-38). Proprio lì l’Etrusca ha saputo accorciare fino al 45-44, lo Spalding ha iniziato a bruciare, ma la guardia di marmo ha fiondato da sette metri il primo canestro da tre della Libertas dopo 9 tentativi a vuoto, per il 48-44 del 36’30”. E sull’azione dopo ha preso pure uno sfondamento.
San Miniato però non è seconda della classe per grazia celeste. E in un baleno è riuscita a riaprirla e addirittura a ribaltarla con due triple di Benites che a 100” dalla fine, quasi bendato, ha inciso il 49-50.
Il cuore del popolo libertassino è andato in fibrillazione, l’incubo di una beffa ha fatto capolino. E invece no, stavolta la ruota ha girato dalla parte giusta: a 20” dalla fine Tozzi ha sbagliato il colpo del ko, il rimbalzo è finito nelle mani di Bechi che ha visto un varco nella difesa non ancora schierata delle Patrie e d’istinto a 12” dalla fine ha trovato la penetrazione del più 1 (51-50). San Miniato (con la Libertas in bonus) si è affidata alla trance di Benites che a 5” ha tentato di entrare in area, ma ha trovato un muro e ha perso palla.
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