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Calcio, parla Alessandro Diamanti: «Toccafondi è pazzo del Livorno»

Alessandro Bernini
Paolo Toccafondi e Alessandro Diamanti, entrambi pratesi, uno presidente e l’altro tra i simboli della nostra storia recente
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Paolo Toccafondi e Alessandro Diamanti, entrambi pratesi, uno presidente e l’altro tra i simboli della nostra storia recente

Da storico amico, l'attaccante svela i segreti del presidente. «È tifoso, passionale, istintivo, perfetto per noi. Torneremo in alto». L'intervista

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LIVORNO. «Oh, domenica si riparte?».

Dall’Australia a Fucecchio. Ma tu continui a pensare al Livorno?

«E a cosa devo pensare? Digli a Toccafondi che bisogna vincere, va dato subito un bel segnale al campionato».

Comunque si gioca sabato.

«Ah già. Tanto la seguo su livescore».

Alessandro Diamanti, come va?

«Bene dai. A parte che qui a Melbourne siamo chiusi da due anni...».

L’Australia col lockdown ha fatto sul serio.

«Ah sì, qui si inizia a vedere la luce adesso. I casi sono sempre stati pochissimi, niente rispetto all’Italia, ma la scelta del governo è stata di dare una stretta molto forte. Ora sono rimaste solo le mascherine al chiuso ma comunque c’è molto senso civico».

Anche tu qualche settimana fa hai avuto il Covid.

«Sì, ma è filato tutto liscio, ero vaccinato. Comunque in una squadra di calcio, se lo prende uno, lo prendono tutti».

C’era una volta l’Italia...

«Chi l’avrebbe mai detto. Sono arrivato qui il 18 luglio 2019 pensando che dopo poco sarei tornato a casa, invece è arrivata la pandemia e non mi sono più mosso. Qui si vive bene, mia moglie e i miei figli stanno benissimo, ma è chiaro che mi manca la mia famiglia e i miei amici».

La tua squadra è prima in classifica?

«Ma chi dici? Il Livorno o il Melbourne?

Il Melbourne.

«Sì, stiamo facendo bene, siamo un gruppo affiatato e ora in panchina c’è John Aloisi, è stato anche attaccante della Cremonese, qui è una leggenda. Abbiamo fatto tre -quattro acquisti, la società è solida, e lassù al primo posto per ora ci si sta proprio bene...».

Tu sei sempre capitano.

«Sì».

Devi però ancora segnare il primo gol.

«Lo sai, io i gol semplici non li ho mai fatti. O li sbaglio o me li parano. Per ora tra pali e parate, non me n’è andata dritta una, ora sono qui che aspetto l’eurogol... Scherzi a parte, forse sto giocando la mia migliore annata per cui va bene così».

Se ti dico Paolo Toccafondi, a cosa pensi?

«Paolino... Ci potrei scrivere un libro su di lui».

Quando vi siete conosciuti?

«Ci conosciamo da sempre, in ogni mio ricordo da piccino, c’è lui».

Gente di Prato.

«A 12 anni facevo 150 gol a campionato, mi chiamarono per far un provino Inter, Milan, Torino, Fiorentina e altre 7-8 squadre. Sai cosa feci?»

Cosa?

«Andai al Prato, da Paolino».

E perché?

«Ero un pischellino, avevo i miei amici lì, ero felice. E con Toccafondi ho fatto tutte le giovanili».

Lui è stato anche tuo compagno di squadra.

«Sì. Ma guarda che lui era forte, era proprio un bel portiere. Anche se io gli ricordo sempre una papera che fece contro la Reggiana, si fece anche male, rimase bloccato con la schiena e uscì dal campo. Tutte le volte che lo vedo, glielo faccio pesare».

Come descriveresti Paolo Toccafondi?

«Lui nasce come tifoso di curva, è un passionale, un istintivo, uno che ama stare in mezzo alla gente. E ha un grosso pregio: ascolta. Non è un classista, è intelligente e sveglio. Poi magari l’istinto e la passione lo portano anche a fare degli errori ma sempre in buona fede. È un grande intenditore di calcio, a volte po’ presuntuoso, ma ci capisce e tanto».

Questa estate sapevi che stava per comprare il Livorno. Vi siete parlati prima della firma?

«Sì, ci siamo sentiti prima. Lui si fida di me, sa che io voglio bene a Livorno e sa che non lo fregherei mai. Gli ho detto che Livorno è Livorno, bisogna fare le cose a modo perché c’è gente che vive per quella maglia. Gli ho spiegato cos’è Livorno e poi gli ho detto “ecco, ora decidi te”. E l’ha fatto».

Come lo vedi da presidente del Livorno?

«È perfetto. Non sarà di Livorno centro, ma diciamo che può essere di Stagno vai...».

Perché dici che è perfetto?

«Perché ha passione. Fino alla serie C, lui come presidente è un fuoriclasse, ha conoscenze e forza economica per tenere la squadra sempre al vertice. Dopo si vedrà. Ma attenti che a volte queste persone ti sorprendono...».

In che senso?

«Che a volte le idee sono più importanti dei soldi».

Vi sentite ancora?

«Sì sì, ci sentiamo spesso».

È contento?

«È pazzo del Livorno, ma ha poco tempo per godersi tutto, sta vivendo questa avventura a mille all’ora».

Luci, Vantaggiato, Torromino, Russo, sta nascendo un Livorno grandi firme.

«Ce li dà tutti Lucarelli, e di lui c’è da fidarsi. L’importante è che questi giocatori ci mettano il cuore e non solo il nome: ma un po’ li conosco, sono tutti una garanzia».

Ti ha sorpreso il ritorno di Luci?

«No. Piuttosto mi ha sorpreso che qualcuno abbia voluto che andasse via. È bello vedere che in questa squadra c’è gente che ama il Livorno, come Mazzoni e Protti».

Hai visto la maglia per festeggiare i 107 anni del Livorno?

«Quella con gli 8 giocatori storici?».

Sì, e ci sei anche tu.

«Per me è motivo di orgoglio, grandissimo orgoglio. In quella foto non contano i gol, le rovesciate e i colpi di tacco. Lì c’è gente che ha tenuto il Livorno nel cuore e che è sempre nel cuore dei tifosi. Sono onorato ma sai bene quanto ci tengo al Livorno. Ma poi, quanto è bella la nuova maglia del Livorno con la =L= ?. Spettacolare. Ora se Toccafondi non me ne spedisce una, vengo allo stadio e lo contesto».

A proposito, a Livorno quando torni?

«Se non ci sono altri lockdown, penso tra maggio e giugno di tornare in Italia. E vengo subito tre giorni a Livorno. Prenota il gabbione...»

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