Il Tirreno

Livorno

BASKET

Solo la PL si reincarna nel derby

Giorgio Billeri
Solo la PL si reincarna nel derby

Cuore, carattere e la faccia giusta: Iardella e Drocker immarcabili Libertas prigioniera del suoi guai e spaesata: è una dura lezione

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LIVORNO. La notte delle reincarnazioni. L’urlo stordente dei duemila e passa del Forum che spalanca l’armadio dei ricordi. Gli sfottò, gli amici che si guardano in cagnesco, Basket city che riemerge dall’oblio. E poi il campo e le sue tante reincarnazioni: l’avvio pieno di protervia della Pielle, Iardella e la sua meccanica di tiro materializza il ricordo di Grocho, Drocker incendia i cuori come li incendiava un altro samurai di nome Lanza. Dall’altra parte una Libertas schiava dei suoi cerotti, delle sue incertezze. Scossa dal Covid, annichilita subito dalla rivale che perpetua il cuore della vecchia Portuale mentre gli amaranto si dibattono in scelte discutibili in attacco, tra palle perse e percentuali da oratorio, il bomber Ricci costretto a pascolare in periferia e immalinconito (0 su 8 all’intervallo), i lunghi che non la vedono mai: il primo timeout arriva sul 10-23, quando i buoi non sono ancora scappati, ma hanno già aperto il recinto. Ci vorrebbe un Fantozzi in campo, già, ma l’originale sta in panchina triste, solitario y final e magari vorrebbe entrare in jeans e polo e piazzare uno dei suoi slalom incomprensibili per voi umani.

Non c’è partita, e questa non è una reincarnazione: raramente un derby è stato così monocorde. D’altra parte basta guardare il linguaggio del corpo, l’atteggiamento della ciurma di Da Prato, quello di chi sa di esprimere il suo miglior basket; 8 su 10 da tre è qualcosa di simile a un’esecuzione sommaria. Se la partita non diventa garbage time prima dell’intervallo il popolo amaranto deve erigere un busto equestre a Marchini, baldanzoso carrarese che lui sì, come il suo allenatore, ha garretti e fantasia, fa il boia e l’impiccato e tiene aperta una parvenza di partita. Giusto una parvenza: il tabellone all’intervallo fa allargare il sorriso agli eredi di Rolle e Addison, la zona ordinata da Fantozzi è una scialuppa nella tempesta, saccheggiata dai pirati biancazzurri. Che sorseggiano il the caldo tre metri sopra il cielo: 53-27, c’è aria di game, set and match. Con la curva ospite che corre su una nuvola e la gens libertassina a chiedersi perchè.

Reincarnazioni. Come la difesa a tutto campo, man to man, che ha fatto la fortuna di tanti tecnici anni Ottanta, Fantozzi la prova subito, al ritorno in campo, per cercare di gettare sassolini sul perfetto ingranaggio piellino: funziona poco perchè per allungare il campo ci vogliono le energie che Libertas, sfinita dai tamponi e da allenamenti a mezzo regime, non ha.

Reincarnazioni. Come il divario che adesso si fa siderale,autorizzando qualcuno ad accarezzare l’idea: e se puntassimo a quel famoso scarto...Fantozzi non ci pensa e continua a usare il bilancino dell’alchimista, trova qualcosa dal ragazzo Onojaife e dal figlio d’arte Forti, a proposito di reincarnazioni.

Nella tormenta si accende qualche candelina: la bomba di Casella riporta lo scarto a meno 20, vedi che magari il vento adesso può cambiare (47-67). Anche perchè la Pielle non poteva giocare in paradiso per 40’, e inizia ad avvertire qualche morso dell’acido lattico. Certi attimi vanno colti perchè poi il tempo fugge via: due tiri comodi sbagliati, qualche palla persa sanguinosa. E tocca a Fin, che in francese significa the end, con tre titri liberi far partire i lunghi e struggenti titoli di coda di un derby mai veramente nato, giocato davvero soltanto sugli spalti, dove la città è salita di nuovo a trezerocinque, il livello del canestro, dimostrandola tutta la sua passione (reincarnazione, certo, ma non ce n’era bisogno).

Una serata così ti riempie la bocca di zucchero per settimane e ti obbliga, per converso, a guardarti dentro, a capire se oltre agli alibi (che sono molti, certo) c’è sempre la voglia di reagire agli eventi, di ricominciare. La Libertas, al completo, è squadra dal tremendo potenziale ma a un buon romanzo serve una sceneggiatura, e l’impressione è che questa squadra al momento non ce l’abbia. La Pielle va a dormire tra mille cuscini: la classifica sorride e la reicarnazione ci riporta là, quando le canotte sudate della Portuale resistevano, e magari la spuntavano, contro la squadra piu’ potente e tecnica. Ah, ultima reincarnazione: poteva mancare il cartellino rosso? Lo guadagna Lemmi, non sarebbe un derby sennò...
 

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di Redazione web