Il Tirreno

Livorno

Tutti Creati per vincere «Una famiglia a canestro e nella PL siamo a casa»

D.D.
Tutti Creati per vincere «Una famiglia a canestro e nella PL siamo a casa»

Classe 1990, Giulia è figlia di due giocatori di ottimo livello «Faccio il supervisore dei ristoranti di mio padre, arrivassi dove lui...» 

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LIVORNO. Mamma, manager e giocatrice, anzi capitano, della Pielle rosa targata Unicusano, terza forza del campionato di serie B femminile. A tu per tu con Giulia Creati, classe 1990, da anni nel mondo della palla a spicchi femminile.

Dopo la passata stagione, dove il Covid l’ha fatta da padrone, anche questo inizio di anno è partito male...

«Al momento c’è solo un caso di positività. Ne avevamo tre ma due ragazze si sono negativizzate e quindi si spera di poter tornare a giocare presto. Come squadra comunque il momento è difficile. A parte le positive, tra quarantene ed infortuni vari, non siamo mai all’allenamento in più di sei. Ed è difficile giocare come vorremmo. Stiamo puntando più sulla preparazione fisica con Marco Paoli, soprattutto quando siamo in numero ridotto. Ora vediamo se va meglio questa settimana, quando appunto dovremmo ritornare ad esserci tutte, o quasi. Anche per il piacere di giocare un po’ anche in allenamento».

Essere figlia d’arte pesa?

«Non so se il riferimento è a mamma o a babbo (la mamma, Sandra Succi, è stata una pietra miliare nel basket femminile livornese e il padre, Roberto Creati, giocatore della Pielle negli anni d’oro e ora patron della società). Però sicuramente fa piacere. No, non mi è mai pesato».

Con quale aggettivo descriverebbe meglio Giulia Creati?

«Credo che nella vita come nello sport, sono un po’ la coordinatrice. Cerco di portare la mia esperienza per cercare di farei andare bene le cose sia dentro che fuori dallo spogliatoio, e in questo anche il mio lavoro mi aiuta».

Parlando di lavoro, cosa fa nello specifico?

«Sono il supervisore dei tre ristoranti McDonald’s che abbiamo, due a Livorno e uno a Cecina. E, pur dovendo andare in giro per adesso riesco a gestirmi senza problemi».

Un lavoro, un marito, la piccola Vittoria e il basket. Come riesce a cavarsela?

«Unire tutto non è facile, ma ci riesco e sono contenta. Perché giocare a basket è una passione che ho sin da piccola e mi piace. Quindi fai volentieri gli sforzi per gestire al meglio famiglia lavoro e sport».

Il basket femminile nel mondo sportivo di oggi: come lo vede?

«Purtroppo non ha molta considerazione. Se infatti facciamo un paragone con il volley, è davvero tutta un’altra musica. Loro hanno molta più visibilità rispetto a noi. Secondo me ci sono ancora un po’ troppi pregiudizi sul femminile e ci sarebbe bisogno di una maggiore visibilità da parte di tutti. Basta pensare che in tv le partite di pallavolo femminile vengono trasmesse e quelle di basket no. Anni fa c’è stato un maggiore interesse a livello nazionale, ricordo ad esempio la trasmissione delle finali playoff per lo scudetto, ma oggi è tornato un silenzio poco esaltante. Andare in tv consente di farti seguire anche da chi è meno esperto».

Il suo futuro, al di fuori dello sport come lo vede? Si pensa ad allargare ancora la famiglia?

«Al momento un fratellino no (sorride... ndr). Il lavoro ricopre senz’altro un ruolo primario e il mio obiettivo è cercare di crescere sempre. E chissà, magari in futuro spero di riuscire ad arrivare dove è arrivato babbo».



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