Gioco
Buonasera Dottore Di Vincenzo e il derby «Gli sfottò, l’attesa: niente è come Livorno»
Il tecnico che ha allenato le due “cugine”, i ricordi e la città «La baracchina rossa, le coreografie e gli spaghetti di Betta...»
Alessandro Lazzerini
LIVORNO. Tre stagioni alla guida della Pallacanestro Livorno dal 1984 al 1987, poi un’annata tinta di gialloblu sotto la bandiera libertassina nel ’90-’91 ed infine una parentesi nella seconda parte di campionato nell’anno della fusione. Pochi, pochissimi, conoscono l’ambiente della pallacanestro livornese ed in particolare la sua massima espressione, il derby, come il “Dottore”” Mauro Di Vincenzo, allenatore di entrambe le squadre labroniche durante gli anni d’oro del basket al PalaAllende.
«La prima cosa che mi viene a mente è la passione, infuocata, forse anche ogni tanto esagerata, ma che solo un derby come quello di Livorno sarà regalare. Sono ormai passati tanti anni e i tempi sono decisamente cambiati però seppur da esterno ho già visto che il clima è molto caldo e che la settimana di avvicinamento all’evento è quella di sempre tra sfottò e grande attesa».
Com’è vivere la settimana prima del derby?
«E’ ciò che caratterizza maggiormente questa partita, insieme al post gara dove chi ha vinto si fa beffe di chi è uscito sconfitto dalla contesa. La città si prepara da giorni e le due tifoserie non aspettano che questa giornata, dando vita spesso e volentieri a spettacoli da applausi. E poi ci sono gli sfottò che sono il motore di ogni derby, anche se tra le due squadre c’è sempre stata enorme rivalità, ma anche grande rispetto»
Che ricordi ha dell’avventura biancoblù?
«E’ stata una parentesi eccezionale della mia carriera, meravigliosa ed esaltante più che mai. Da quando arrivai il primo anno che eravamo iscritti in Serie B ed invece poi giocammo la Serie A è stato uno splendido crescendo che ci ha portato spesso a superare le aspettative anche dei tifosi stessi e farli innamorare della squadra».
Invece di quella con la Libertas?
«Arrivai in un momento in cui era cominciata la parabola discendente dopo il picco della storica finale con Milano. Facemmo una stagione sotto alle aspettative».
E con la città che rapporti ha mantenuto?
«Ho un legame profondo con Livorno. Mi vengono subito a mente l’Hotel Palazzo e la Baracchina Rossa che sono due luoghi simbolo che porto con me. Ho tanti amici con cui sporadicamente mi sento e quando transito da quelle parti cerco sempre di fare un salto, anche per mangiare gli spaghetti alla marsigliese di Betta».
Ci spieghi…
«Nei miei anni a Livorno con la squadra della PL andavamo spesso a cena a “I sette tavoli”, in cui la proprietaria si chiamava Elisabetta. Negli anni so che si era trasferita in Capraia, ma mi hanno detto che da qualche tempo ha aperto un nuovo locale a Livorno. Quindi appena la situazione sarà più serena ho già messo in programma di fare un salto per mangiare quella delizia».
Abbiamo parlato degli anni d’oro del basket labronico. Lei da bolognese ha vissuto la risalita nella pallacanestro che conta di Virtus e Fortutido, cosa manca alle livornesi?
«E’ brutto da dire, ma nel basket di oggi contano sì le idee, ma ciò che fa la differenza sono i soldi. Serve quindi un insieme di imprenditori e sponsor che abbiano la capacità di far fronte a certe spese. E al di fuori di Milano, Virtus e un po’ Venezia ci sono tante realtà in difficoltà».
Era a vedere l’ultimo derby di Bologna, che differenza ci sono con quello di Livorno a livello di atmosfera?
«Credo che le differenze in realtà siano poche. Li trovo molto simili nella passione, ci sono tante similitudini che ci sono rispettivamente tra PL e Fortitudo e tra LL e Virtus. I primi sono un po’ più ‘maraglia’ diciamo a Bologna, più popolari, mentre i secondi hanno un’anima più borghese. Anche se nei derby poi si azzera tutto e ognuno si danna per vincere».
Sulla panchina della Libertas c’è Alessandro Fantozzi che ai suoi tempi spiegava basket da giocatore. Se lo ha aspettava?
«Alessandro è stato un giocatore sublime. Ci sono tanti grandi giocatori che sono riusciti ad essere grandi allenatori, altri no. Di sicuro raggiungere il livello da giocatore sarà difficile, ma solo perché in campo era straordinario. Gli auguro il meglio. Cosa può dare di più in un derby? Beh, l’esperienza e la conoscenza dell’ambiente lo aiuteranno sicuro».
Dall’altra parte la Pielle ha vinto l’ultimo derby in cui partiva sfavorita dimostrando grande carattere. «Il dna non è cambiato e neanche lo spirito che dà sempre caratterizzano i colori biancoblu, poi si sa che nei derby ogni tipo di pronostico non conta e i valori sono sempre azzerati. Poi può vincere anche la squadra che parte favorita sulla carta, ma mai dare niente per scontato». Le due squadre hanno avuto grossi problemi di infortuni. Con il rientro di elementi importanti c’è la sensazione che questo derby possa slanciare la vincitrice più che mai.
«E’ un campionato molto particolare e nelle prossime settimane il Covid potrà condizionare ulteriormente la stagione di tutte le squadre. Di sicuro se dovessero tornare i giocatori di riferimento da ambedue le parti, il derby potrà dare agli allenatori le risposte che si aspettano».
Un pronostico?
«Non mi sbilancio. So che può sembrare un po’ banale, ma auguro alla città, alle tifoserie e alle squadre una partita combattuta e bella da vedere. E che poi alla fine vinca chi se lo è meritato di più".
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