Gioco
Parola di Tempestini «La partita dell’anno ma ho paura del rinvio»
Cresciuto nel vivaio PL, è tornato all’ovile conquistato subito la B «Andavo a vedere Rolle e Addison, questa è la mia maglia»
Francesco Parducci
livorno. Quando vestì per la prima volta la maglia della Pielle era un bambino, piccolo d'età e di statura. Ma non ci volle molto tempo per capire che Tommaso Tempestini, altezza a parte, era uno di quelli destinati a non appendere le scarpe al chiodo una volta terminata l'attività giovanile. Dopo un lungo girovagare per la penisola alla Pielle c'è tornato l'anno scorso, nel campionato trionfale che ha portato l'Unicusano dalla C Gold alla B e si è preso in mano le chiavi della squadra.
Tempestini, quando ha cominciato a pensare che il basket oltre che un gioco un giorno sarebbe stato un lavoro?
«I bambini sognano, si sa, e i miei sogni andavano ancora più lontano, alle Olimpiadi. Contavo i quadrienni olimpici per calcolare quando avrei avuto l'età giusta per parteciparvi. Andavo a vedere le partite della prima squadra della Pielle, e Rolle e Addison avevano per me lo stesso valore dei mostri sacri della Nba. Ma la consapevolezza vera c'è stata solo quando andai via per la prima volta da Livorno, appena finite le giovanili: Palermo, se vogliamo uno shock, comunque una bella botta».
Siamo in pausa e si dovrebbe ricominciare nientemeno che con il derby. Come è prepararlo pensando prima di ogni altra cosa a non prendersi il virus?
«È difficile, lo ammetto. Bisogna cercare di tenere alta la valvola della concentrazione, lavorare nel miglior modo possibile. Al tempo stesso dobbiamo stare attenti a tutto, a qualsiasi cosa tocchiamo, chi salutiamo, in quali posti entriamo quando è finito l'allenamento. Viviamo in una bolla insomma. Ma se devo essere sincero non so se il derby ci sarà proprio il 9 gennaio: a giudicare dai rinvii dei quali abbiamo notizia in questi giorni non escluderei uno stop del campionato, speriamo il più breve possibile».
A proposito, anche diventare padre ai tempi del Covid (la piccola Teresa è nata da pochi mesi, n.d.r.) presenta le sue brave anomalie...
«Sicuramente, bisogna stare attenti a tutto, avere mille cautele. Resta la gioia e la felicità immensa, indescrivibile. L'unico rimpianto è di non aver potuto ancora portarla al Palasport, a conoscere i miei compagni, i tifosi, il mio mondo»
E allora parliamo un po' della Pielle. Un giudizio su come è stato, finora, il vostro campionato.
«Diciamo che l'inizio non è stato all'altezza delle nostre aspettative e di quello che credo sia il nostro valore. Poi è cominciata la incredibile catena di infortuni. Gli infortuni fanno parte del cammino di ogni squadra, in ogni campionato. Ma vedere quattro quinti del quintetto base fuori contemporaneamente, questo non mi era mai capitato in tanti anni di carriera».
La partita rimpianto e la vittoria più importante.
«La partita rimpianto forse la prima, anche se poi Alba si è confermata un'ottima squadra e io un po' me lo aspettavo perché hanno un loro sistema di gioco molto efficace. La vittoria più importante? Difficile dire, quella su Sangiorgese, con le quattro assenze è stato un atto di eroismo puro. La vittoria a Firenze è stata quella della consapevolezza, ci ha fatto capire che quando saremo di nuovo tutti e tutti a posto potremo giocarcela con tutti. Ma non escluderei il primo successo, quello con Piombino, la partita nella quale abbiamo perso Pederzini. Lì ci siamo sbloccati, perdere ancora sarebbe stato un dramma».
Quando sarà il momento di appendere le scarpe al chiodo ci sarà un Tempestini coach? Le premesse sembrano esserci tutte».
«Non mi sento di escluderlo. Per ora ho fatto solo qualcosa a livello di minibasket, perchè mi piace il contatto con i bambini, ma non nascondo che anche lavorare con i senior non mi dispiacerebbe. Vedremo».
Chiudiamo con un proposito per il nuovo anno?
«Due. Il primo non è un proposito, ma una speranza. Che tutto torni presto alla normalità. Il proposito è quello di fare il meglio per la Pielle, per dare alla società e ai tifosi tutte le soddisfazioni che meritano».
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