Gioco
Caricate i Moschetti «Squadra compatta e tifosi commoventi: Livorno, così rinasci»
«Gli amaranto devono togliersi in fretta dall’Eccellenza Buglio bravo e umile. Gargiulo e Apolloni fanno la differenza»
Fabrizio Pucci
LIVORNO. Novanta presenze nel Livorno non sono uno scherzo: l’amaranto si attacca sulla pelle e non va più via. Per averne conferma, basta chiedere a Paolo Moschetti, oggi 56 anni, ma promettente centrocampista di 23 quando nel 1988 indossò la prestigiosa ‘camiseta’.
«Altri tempi, ma belli perché ero giovane. Il rammarico però è dato dalle condizioni in cui versava la società: tra fallimenti e stipendi non pagati facemmo una gran fatica tra il 1988 e il ’90. Quando tornai nel ‘93 con il presidente Achilli le cose andarono decisamente meglio anche se nel '93 dovetti andare al Pontedera. E dire che avevo già in tasca un accordo triennale con la società. Accordo non depositato (perché eravamo nei dilettanti) e che il Livorno avrebbe voluto rivedere al ribasso. In quel momento la trattativa si interruppe».
Da allora sono passati tanti anni, ma domenica, nella sua Seravezza non si è potuto esimere di andare al capezzale del Livorno… «Non potevo mancare el’effetto è stato meraviglioso. Ero già venuto a vedere il Livorno ai tempi della serie A e della B, ma all’epoca non percepivo l’attaccamento che ho visto domenica. La passione che c’è in queste categorie è totalizzante. Il Livorno amaranto dà il meglio di sé quando il club deve rinascere. A Seravezza ho visto anche tante persone di una certa età che sarebbero potute rimanere comodamente a casa sul divano e invece hanno preso presso allo stadio».
Questo l’impatto emotivo, ma sul piano tecnico che squadra ha visto?
«Attenta, volenterosa: ci ha messo carattere. Il bel gioco è un’altra cosa, ma non si va a vedere una partita d’Eccellenza per lo spettacolo. Di sicuro – a differenza di quanto accadeva a inizio stagione – il Livorno ha capito che tipo di campionato è questo e quale atteggiamento serva per vincerlo».
Lo hanno capito anche i tifosi, sa…
«Certo. Ho visto un ambiente compatto. Quel che conta è la vittoria anche se a Livorno talvolta può non bastare vincere perché la critica è sempre dietro l’angolo».
Pensi che qualcuno aveva pure messo in discussione Buglio…
«Non lo conosco bene, ma so che è una persona equilibrata, umile. Anzi: troppo umile al punto talvolta dal punto di vista comunicativo non ha portato entusiasmo. E’ comunque l’allenatore giusto nel posto giuro. E ora ha pure ritrovato proprio quell’entusiasmo a cui mi riferivo prima».
Quale giocatore l’ha convinto?
«Faccio una premessa. Probabilmente molti ragazzi non erano abituati a giocare in una piazza del genere. Ora grazie ai consigli di qualche giocatore esperto che ha spiegato che cosa significa indossare questa maglia e anche sulla base di ciò che hanno visto con i loro occhi, hanno capito che qui devono dare il 120%. Domenica ho visto scene belle, un coinvolgimento importante. Poi le qualità tecniche, se le hai, le tiri fuori. Volete il nome di chi mi è piaciuto?»
Certo, avanti…
«Per deformazione professione guardo sempre i centrocampisti e in quel ruolo mi sono piaciuti molto Apolloni e Gargiulo. Si vede che sono due ragazzi che possono fare molto di più. Apolloni soprattutto. Mi rivedo abbastanza in lui. Forse è un po’ lento, ha davanti ha tanto futuro e la possibilità di fare qualcosa di importante specie se migliora la rapidità nei movimenti. Se girano quei due – che abbinano tecnica e tattica, il Livorno viaggia bene. Mi è piaciuto anche Gelsi. Il Livorno vincerà di sicuro il campionato. L’importante è che si tolga da questa categoria, rivederlo in Eccellenza fa male. La vita è incredibile. Questa stagione è la fotocopia di quella 1991/92 quando gli amaranto di Navone e Francesconi militavano nella stessa categoria. Anche ora però c’è voglia di rinascita, una società solida e la passione».
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