Gioco
«Da uomo libero, ho sentito di fermarmi»
L’ex diesse della Pro Sorgenti parla dei motivi per i quali ha lasciato dopo l’esonero di Niccolai e del futuro
Dario Serpan
livorno. Certi amori non passano. Chissà se ritornano, come cantava Venditti. È troppo presto per dirlo, o anche per metterci una pietra sopra, perché la ferita è fresca, ma un sentimento puro permette di andare oltre la delusione e mettere il bene davanti al male che si prova. Sono passate ormai due settimane e poco più da quando Marco Braccini ha rassegnato le dimissioni da direttore sportivo della Pro Livorno Sorgenti, scaturite dall’esonero di Matteo Niccolai. Una scelta non condivisa e un conseguente passo da “uomini poco allineati”, come cantava invece Ivano Fossati.
È così che si sente Marco Braccini ripensando alla sua decisione? «Sono un uomo libero e di fronte a una situazione in cui mi sono trovato in totale disaccordo non ho potuto fare altro che fermarmi. L’ho fatto con grande dolore, perché in questa stagione avremmo potuto condividere risultati importanti con il settore giovanile, mentre la Prima squadra sono convinto che abbia i mezzi per restare in serie D. La società decide e io rispetto, ma io vedevo una squadra in crescita ed era troppo presto per esonerare un allenatore».
Il calcio è anche questo e adesso c’è Paolo Stringara in panchina: che ne pensa? «Ha tutta la mia stima, è un amico e mi auguro che raggiunga l’obiettivo salvezza. Deve essere bravo a resettare la testa dei giocatori. Con i presupposti giusti, questo è un gruppo che non ha problemi a restare in serie D».
Intanto, però, il post-Niccolai è cominciato con due sonore sconfitte contro Sangiovannese e Foligno. «È un momento anche sfortunato, vedi l’infortunio di Videtta e lo stop di Solimano – dice l’ex ds – C’è uno squilibrio psicologico provocato da quanto è accaduto, ma Paolo Stringara ha le qualità per superarlo. Messaggi dopo la mia uscita? Ne ho ricevuto tanti. Ma in particolare ho ricevuto due belle chiamate da Giovanni Galli e dall’ex allenatore del Corticella Eugenio Benuzzi, nonché un piacevole invito a pranzo da parte di Roberto Tancredi. E poi mi hanno emozionato i video che mi hanno dedicato gli Allievi e gli Juniores Nazionali della Pro Livorno Sorgenti». Come ha trascors Braccini i primi due weekend senza la Pls? «Sui campi, ovviamente. Sono andato a vedere il Livorno a Santa Croce e in casa contro il San Miniato Basso. Il Livorno sta pagando oltremisura le numerose assenze. Detto questo, a Santa Croce contro la Cuoiopelli bisognava gestire meglio la partita in undici contro nove, dando ampiezza al gioco. Contro il San Miniato Basso, invece, è stata una brutta partita. Ma l’Eccellenza è un campionato tutt’altro che facile e le partite bisogna vincerle sul campo. C’è bisogno di calma, di analizzare il perché di certi gol subiti e di recuperare la rosa al completo».
E cosa c’è nel futuro di Braccini? «In due settimane ho ricevuto quattro offerte di lavoro e la cosa mi ha sorpreso. Ma la mia uscita dalla Pls è talmente fresca che non voglio prendere decisioni avventate. Vorrei cominciare un rapporto pluriennale, consapevole che non sarà facile ritrovare un ambiente come la Pro Livorno Sorgenti. I ricordi più belli? Il successo più grande è stata la costruzione dal basso del settore giovanile, per portarlo fino alla Prima squadra».
È una porta chiusa per sempre? «Nella vita mai dire mai. Ma per un mio eventuale ritorno dovrebbero ricrearsi le condizioni precedenti all’esonero di Niccolai».
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