Gioco
Dov’è finita la Pro Livorno? «Abbiamo perso le certezze»
L’analisi del capitano Giacomo Rossi dopo la pesante sconfitta Foligno «Stringara ha personalità, ci aiuterà. Niccolai? Eravamo molto legati a lui»
Dario Serpan
LIVORNO. Assunzione di responsabilità. Inevitabile farlo dopo due goleade subite contro squadre che alla vigilia stavano sotto in classifica. Però non è scontato e denota personalità, perché i valori tecnici non bastano per uscire dalla situazione in cui è piombata la Pro Livorno Sorgenti, terzultima in serie D dopo il poker incassato domenica a Foligno, nella prima con Stringara in panchina.
E allora parla Giacomo Rossi, il capitano dei biancoverdi.
Partiamo dal 4-0 di Foligno: come se lo spiega a mente fredda?
«Abbiamo fatto un buon primo tempo, senza essere molto pericolosi, ma eravamo padroni del campo e c’era la sensazione di poter sbloccare la partita da un momento all’altro. Poi abbiamo preso l’ennesimo gol su una marcatura persa e in un momento di equilibrio precario non ha certo aiutato. Nonostante questo, nel secondo tempo siamo ripartiti bene, abbiamo creato una chance da rete con Bertelli, ma poi è arrivato il secondo gol: lì ci siamo sfaldati e la partita è finita».
Al di là del risultato, cosa è cambiato con l’arrivo del nuovo allenatore?
«Siamo partiti con la difesa a tre e abbiamo provato a mettere in campo un modo diverso di gestire la fase difensiva e quella offensiva. Il nuovo mister ha portato le sue idee e ovviamente ci serve tempo per assimilarle, ma dobbiamo farlo in fretta».
Come è stato per il gruppo l’impatto con Paolo Stringara?
«Positivo. Stiamo parlando di un una persona che vanta una storia nel mondo del calcio e che ha una personalità forte. Ora sta a noi assumerci le nostre responsabilità, crescere e diventare più uomini. Dobbiamo calarci nella mentalità di una squadra che lotta per la salvezza».
Come si è vissuto il cambio alla guida tecnica?
«Siamo molto legati a Matteo Niccolai, ma il calcio è fatto anche di queste situazioni e bisogna affrontarle. Data la situazione in cui ci troviamo, non c’è tempo da perdere, bisogna tirare una linea e ripartire».
Domenica arriva la capolista San Donato Tavarnelle, poi si andrà ad Arezzo: sarà un bel ciclo di ferro…
«Sì, ma forse a livello mentale ci può dare una spinta per capire come dobbiamo approcciare in questo momento al campionato. Siamo terzultimi in classifica, non segniamo da due gare e bisogna essere consapevoli che stiamo facendo male. Non siamo più la Pro Livorno Sorgenti spumeggiante di un anno fa».
Che cosa è cambiato da allora per ritrovarsi in questa situazione?
«Intanto siamo una squadra diversa: tanti giocatori sono andati via, altrettanti ne sono arrivati. E poi, di fronte ai risultati che non arrivano, perdiamo le nostre certezze. Alla minima difficoltà cadiamo, c’è un problema di personalità in campo».
Come se ne esce?
«Lavorando, consapevoli che bisogna fare qualcosa in più. Io credo in questo gruppo e nella salvezza, ma in serie D non si può regalare niente agli avversari, altrimenti non ti perdonano».
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