Toscana
Il fiume amaranto invade Santa Croce In 800 tra gran tifo, sofferenza e abbracci
Un’altra domenica da “stadio mobile”, in tribuna anche il sindaco Salvetti. E a metà ripresa Buglio battibecca con un tifoso in tribuna
il racconto
Per i tifosi del Livorno ormai la routine è chiara. Intorno a mezzogiorno si sale in macchina o sul pullman con destinazione una delle province toscane per vedere gli amaranto. Stavolta sul navigatore è Santa Croce sull’Arno il nome digitato sulla tastiera. E quindi l’arrivo nel piccolo paesino pisano, invaso da quasi un migliaio di livornesi. Il pranzo nei ristoranti e nelle trattorie del luogo con i primi cori di giornata a scaldare l’ambiente, colorato dalle maglie rigorosamente amaranto.
Il tempo di terminare il pranzo con la testa già alla partita e poi in massa verso il Libero Masini che ospita la sfida contro il Fratres Perignano. I gradoni che si riempiono a mano a mano nel prepartita e le varie pezze degli ultras che colorano la fascia di fronte alla tribuna centrale. In tribuna c’è anche il sindaco Luca Salvetti. Il tempo di vedere le due squadre in campo e sale forte il coro dei tifosi, l’inno dell’Unione cantato a squarciagola, e incorniciato da un paio di petardi che sembrano far esplodere il Masini. Un sostegno incessante per tutto l’arco della gara, la disperazione al gol sbagliato da Ferretti e il gol di Gamba che non scalfisce però i supporter labronici.
Il Livorno rimette palla a centrocampo e i suoi tifosi lo caricano senza sosta con il più classico “Dai che si fa gol” che prova a spingere quasi il pallone in porta. Nel primo e nel secondo tempo. Fino al gol Ghinassi che fa letteralmente impazzire tutto il settore amaranto. E poi ancora le mille emozioni del finale, con il fiato sospeso sul rigore di Sciapi, seguito da un boato assordante quando il destro del numero 11 va sopra la traversa.
Nel menù di giornata c’è anche Bugliò che a metà ripresa battibecca con un tifoso in tribuna che avrebbe voluto i cambi a centrocampo un po’ prima. Il mister a fine partita si scuserà per il gesto. Ma sono cose che ci stanno, per la tensione e la posta in palio, entrambe altissime. Che si placano al triplice fischio, pochi istanti dopo che Torromino aveva fatto sperare addirittura il colpaccio dopo un pomeriggio di sofferenza.
Il tecnico chiama il gruppo al centro del campo per il consueto “cerchio magico”, con la consapevolezza di aver portato a casa un punto importante, in una giornata non tra le più semplici. Prima di andare sotto il settore che canta “Livorno è la mia vita, non solo alla partita, io sarò con te”. E la squadra si piazza esattamente davanti ai tifosi. Come se ammirasse un quadro. E gli va dietro con parole e musica. Cantano tutti insieme.
Il bandierone “Mecio Vive” campeggia sopra le teste degli ultras. Come se fosse a vegliare su curva e squadra. C’è tutto l’orgoglio e la testardaggine di una fede che non conosce sosta e categoria. Anche nelle giornate difficili. In un campetto di provincia e con la squadra che fa fatica. I tifosi ci sono. E vincono sempre. Perché il Livorno è il Livorno. Aveva ragione Toccafondi: è diverso. Ed è giusto andarne fieri. Baldi e fieri.
Alessandro Lazzerini
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