La protesta
Poggianti, cuore Pielle: «Sei stata sfortunata, ma ora devo batterti»
L’ex direttore sportivo delle Triglie ora lavora per Piombino: «Il fattore campo al Modigliani non si sente, sarà derby aperto»
LIVORNO. Fabio Poggianti era il direttore sportivo della Pielle quando ci fu la finale promozione con Siena con i tremila spettatori di gara4 e persa solo a gara5. Dopo un altro play-off raggiunto nella stagione successiva, decisa di tornare al primo amore, il settore giovanile, e ora è il direttore sportivo della Pallacanestro Piombino, la cantera del Golfo Basket che partecipa solo al campionato di serie B Domenica Unicusano e Piombino giocano una partita che, almeno per la Pielle è quasi un’ultima spiaggia.
Poggianti, ma cosa può essere successo alla Pielle dopo una Supercoppa più che positiva?
«Chiariamo intanto che partire 0 su 4 non è un dramma se si hanno certi obiettivi che per la Pielle credo debbano essere la salvezza senza passare dai play-out. Ricordo che quando alla Pielle facemmo la finale con Siena la Pielle aveva fatto uno 0 su 7 che portò all’esonero di Marco Mori che veniva da due stagioni eccellenti e all’arrivo di Da Prato. Quindi i margini di risalita ci sono tutti. Paradossalmente i risultati di Coppa (mentre invece in quel periodo dovrebbero giocarsi delle amichevoli nelle quali non si bada al risultato) possono aver fatto male alla Pielle, creando in tutti delle false aspettative alla vigilia di un campionato che rispetto alla C Gold presenta differenze abissali, dentro e fuori dal perimetro: giocatori, ritmo, fisicità, cura dei particolari, organizzazione societaria, tutto».
Restiamo un attimo ai suoi due anni da direttore sportivo alla Pielle. Un rimpianto ce l’ha?
«Sì, e non è quello di aver perso gara5 con Siena, andare in serie B a quei tempi sarebbe stato perfino troppo presto per la Pielle. Il rimpianto è di non essere riuscito, in quei due anni, a far fare un salto di qualità al settore giovanile che purtroppo è ancora un giro indietro rispetto alla prima squadra anche se recentemente mi sembra che qualche passettino in avanti lo stia facendo».
Già che parliamo di settore giovanile, come si sta dalle nostre parti? Qualche nome di possibile emergente?
«I due anni scorsi sono stati disperati per i settori giovanili. La pandemia ha fatto danni enormi e ora che tutto è ripartito i ragazzi si trovano a affrontare categorie che non sono le loro. Chi fa un campionato under 19 d’eccellenza è come se andasse all’università senza aver fatto il liceo, chi fa l’under 17 fa il liceo senza aver fatto le scuole medie, e così via. Fare dei nomi in queste condizioni è prematuro, anche se alla fine qualcuno come sempre verrà fuori».
Veniamo alla partita di domani. Due squadre non propriamente in salute, né l’una né l’altra. Quale potrà essere la chiave?
«Bella domanda. La classifica, secondo me, non rispecchia il valore né dell’una né dell’altra. La Pielle ha avuto molta sfortuna nella due partite casalinghe e ha giocato una buona partita a S. Miniato, Omegna non fa testo. Piombino è in risalita dopo una partenza buia, a Varese ha giocato una buona gara ottenendo la prima vittoria e anche nella sconfitta con Vigevano, che è una big, non ha demeritato, a poco dalla fine era anche passata in vantaggio. La Pielle giocherà la partita come fosse una finale anche se con la scimmia sulla spalla di dover vincere per forza. Il fattore campo non sarà quello del PalaMacchia, al Modigliani Forum ci vorrebbero almeno 5. 000 persone, ma i Rebels riuscirebbero a farsi sentire anche al Madison Square Garden. La chiave? Il giocatore fondamentale per Piombino è Mattia Venucci, se riuscirà a prendere la partita nelle sue mani per la squadra di Friso sarà un bel vantaggio».
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