La protesta
Venucci, a Firenze c’è un’anima Don Bosco: «Libertas? Fortissima»
L’head coach del Pino Dragons si prepara al match con Fantozzi: «Sono un gruppo rodato, ci dovremo mettere cuore e attenzione»
LIVORNO. Fine settimana livornese per la famiglia Venucci, che sabato con Iacopo - head coach del Pino Firenze - e la domenica con Mattia - playmaker del Golfo Piombino - sarà protagonista sul parquet del Modigliani Forum, rispettivamente contro Maurelli Group Libertas 1947 (domani ore 19.00) e Unicusano Pielle (domenica ore 18.00). Originari di San Vincenzo, Iacopo e Mattia hanno entrambi un passato alla Pall. Don Bosco: il primo da allenatore (dal 2017 al 2019) e il secondo da giocatore nella stagione 2014/2015. Una grandissima annata da 15 punti a partita (e un high di 28), che gli permise l’anno successivo di sbarcare a Piombino. Mentre Iacopo, tre anni dopo, avviò il suo percorso in panchina nella miglior scuola giovanile della Toscana (e non solo). Coach, andiamo subito al sodo: le difficoltà della trasferta a Livorno e l’emozione di tornarci, per la prima volta, da capo allenatore.
«Fa un bell’effetto, non lo nascondo. Per quel che riguarda la partita, è utopistico giudicare la Libertas 1947 in base alla percentuale di vittorie e sconfitte. A parte Morgillo, sono gli stessi ragazzi che hanno raggiunto la finale playoff pochi mesi fa. Giocare per ripetersi non è mai semplice, ma per me la Libertas rimane uno squadrone. Mi aspetto una gara fisica, in cui dovremo mettere cuore e attenzione massima».
Rispetto allo scorso anno, molti sostengono che il campionato sia più difficile. E’ d’accordo?
«Nessun torneo può essere paragonato a quello passato, per tre motivi: la formula (più corta e diversa, ndr), la totale assenza di fattore campo, che agevolava quasi più le squadre in trasferta, e l’aspetto sanitario. Fino a poche ore prima delle palla a due, non potevi sapere lo schieramento degli avversari. Quindi sì, ovviamente - e per fortuna, aggiungo - adesso che la situazione si è normalizzata le difficoltà sono tornate quelle che piacciono a noi allenatori e sulle quali possiamo lavorare durante la settimana».
C’è una squadra favorita, secondo lei?
«Vedo moltissimo equilibrio; ad oggi, salvo qualche indicazione che ci hanno fornito queste prime quattro giornate, faccio fatica a individuare le 8 che prenderanno parte ai playoff. Senza dubbio non c’è l’Alessandria di turno, né Chiusi. Sono dell’idea che bisogna far parlare il campo, non la carta».
La Pielle, che il suo Pino ha affrontato in Supercoppa, non è partita con il piede giusto. Già domenica potrebbe trattarsi di un’ultima spiaggia?
«Assolutamente no! Diciamo che è mancata pure un po' fortuna, ma coach Da Prato ha a disposizione un roster di assoluta qualità. Giocatori del calibro di Tempestini, Iardella, Pederzini e Lenti conoscono la pallacanestro come pochi, sono gli stessi che hanno giocato una grande Supercoppa e ora hanno solo bisogno di sbloccarsi, a mio avviso».
Degli anni al Don Bosco, quanti e quali insegnamenti porta con sé?
«Tanta disciplina ed etica del lavoro, aspetti che non si trovano poi così facilmente; un’esperienza che rifarei senza dubbio e che mi sto ritrovando pure in ambito senior».
Da assistente di Marco Del Re (pure lui livornese) al ruolo di capo allenatore: come cambia la prospettiva?
«Tutta un’altra sfera rispetto al giovanile, sia dal punto di vista delle relazioni sia della gestione delle gerarchie».
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