Gioco
Difesa, condizione e grinta I punti da rivedere subito
Francesco Parducci
LIVORNO. «Perdiamo pure, ma almeno facciamo a cazzotti». Lo disse una volta Simone Pianigiani urlando verso la panchina azzurra in un Italia-Israele di dieci anni fa, era il settembre del 2011. Se lo fossero ricordato i giocatori della Unicusano Pielle sabato sera prima di farsi asfaltare da Omegna in una delle sconfitte più dolorose dell’era Da Prato.
Dolorosa, per i tifosi, ma ancora prima per la classifica perché la sconfitta arriva dopo altre tre sia pure diverse nella forma e nell’epilogo. Classifica che ora, dopo solo quattro giornate, è già da allerta come minimo arancione e tale da rendere la prossima partita, quella interna con Piombino di domenica prossima, una partita se non da ultima spiaggia qualcosa che molto le assomiglia. Quando si subiscono 65 punti in 22 minuti, anche se da una squadra forte come quella dell’alto lago Maggiore, vuol dire una cosa sola: che si è scesi in campo senza testa, senza gambe e l’assenza dell'ultimo momento di Pederzini è una coperta corta sotto la quale non si possono nascondere tutti i nodi. Ma è il rendimento difensivo della squadra che è progressivamente diminuito man mano che la stagione ha preso il suo corso, dimostrando una volta di più le questioni del precampionato.
La Pielle ha subito 60 punti nel derby del 12 settembre, 56 a Firenze e 61 a Faenza in Supercoppa. In campionato 65 nella prima sconfitta interna con Alba, 80 a San Miniato, 78 (in casa) contro Oleggio per poi schizzare, sabato sera a Verbania, a 91 in quello che è al momento record stagionale. Contemporaneamente si è andato sempre più evidenziando un gap fisico con tutte le squadre incontrate: sembra che contro la Pielle tutti possano mostrare i muscoli, tutti possano arrivare al ferro con relativa facilità, tutti amplifichino il loro rendimento e le loro percentuali di realizzazione, tanti giochino la partita dell’anno se non della vita. Così non può continuare, questo lo capiscono tutti.
Per arrivare in serie B ci sono voluti quattro anni di sacrifici economici, tre finali, il contributo di uno sponsor importante e quello di un pubblico eccezionale che però ora sta cominciando, comprensibilmente, a dare segnali di nervosismo.
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