Gioco
Macelloni: il mio Cenaia lo sa, è come scalare l’Everest...
Sandro Canu
«Devo essere sincero: quando ho saputo che il Livorno sarebbe stato inserito nel nostro girone ho subito pensato che ci sarebbero stati due riposi». Inizia così la chiacchierata con Massimo Macelloni, allenatore del Cenaia, ex difensore centrale, la squadra del suo paese dove ha esordito in panchina per poi tornarci poco prima che la pandemia abbassasse la saracinesca dei dilettanti, che domenica prossima sarà di scena all’Armando Picchi in campionato, per poi tornarci il 3 novembre nella sfida secca di Coppa Italia.
Un pensiero che ribadisce immediatamente. «Gli amaranto sono fuori categoria non hanno niente a che fare con il nostro campionato».
Dunque per il Cenaia niente da fare....
«No. Alt. Veniamo a Livorno per giocarcela, siamo consapevoli che sarà come scalare l’Everest, ma ci teniamo a fare bene e soprattutto ad affrontare l’impegno con intensità cercando di tenere lontano dall’area, senza chiuderci, gli attaccanti avversari che sono devastanti quando decidono di mettere il piede sull’acceleratore, capaci di risolvere in qualsiasi momento la partita».
E’ uno scontro al vertice: se lo aspettava?
«No. Sinceramente no. Noi abbiamo iniziato bene, siamo una squadra nuova che si deve conoscere e che sta crescendo piano piano. Sette punti, con il rammarico di aver gettato la vittoria a Santa Croce dove eravamo in vantaggio per 3-1, rappresentano un capitale importante. Mi auguro di continuare su questa strada».
Quindi non snaturerà il 3-5-2 con cui gioca?
«Assolutamente. Ripeto veniamo a giocarcela sperando...».
In che cosa?
«Nel trovare il Livorno non in buona giornata, un po’ scarico. Ma so già che non sarà così. Dovremo sudare e soffrire per cercare di uscire indenni».
Avete problemi di formazione per domenica?
«Abbiamo ai box da due settimane l’attaccante Palaj per una lussazione alla spalla. Remedi e il più giovane dei Rossi un po’ acciaccati con il primo che sicuramente sarà in campo».
Quindici anni tra i professionisti in C2, diversi campionati in serie D. Ha mai affrontato il Livorno?
«Sì, agli inizi di carriera con il Pontedera in C2 nella stagione 93-94. Stadio e soprattutto pubblico straordinario. Quando esci dal tunnel hai dei sentimenti contrastanti che passano dall’emozione, dal timore alla carica, alla voglia di dare tutto te stesso».
E sarà quello che proveranno i suoi giocatori...
«Ci stiamo allenando come sempre, ma è innegabile che questa è una settimana più particolare rispetto alle altre. Molti dei miei ragazzi non hanno mai giocato in simili palcoscenici».
E per diversi di loro da Cutroneo, Signorini, Freschi, Gambini e Fornaciari sarà un appuntamento ancor più speciale...
«Sì. Sono tifosi del Livorno, la sentono e la vivono. Ci tengono molto a fare bella figura davanti alla loro gente».
E uno di loro, Milianti, era con voi.
«Alla chiamata della società amaranto non ha saputo dire di no. Sono sicuro che Dario sarà molto utile dall’alto dell sua esperienza. D’altronde è uno dei migliori centrali dell’Eccellenza».
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