Gioco
Il linguaggio dei segni per insegnare volley: «Il bronzo mondiale è il premio più bello»
Doriano Fischetto, livornese, allena la nazionale dei sordi: «Il mio handicap non mi ferma, voglio nuove vittorie»
LIVORNO. C’è un po’ di cuore livornese nel bel terzo posto dell’Italvolley ai Mondiali per atleti sordi di Chianciano Terme. Doriano Fischetto, da due anni, è il vice-allenatore della Nazionale, guidata da Matteo Zamponi. La squadra azzurra si è messa al collo la medaglia di bronzo dopo aver battuto nella finale terzo/quarto posto la Francia per 3 a 0. Mentre la Nazionale femminile ha vinto l’argento perdendo in finale contro la Turchia. «È un risultato straordinario – racconta Doriano – erano sedici anni che la Nazionale maschile non saliva sul podio. Dopo aver superato nei quarti di finale in tre set la Turchia, campione mondiale e olimpica in carica, abbiamo iniziato a crederci. Alla fine ci ha battuto solo la Russia, che poi ha vinto l’oro. Un risultato davvero incredibile per noi, che giocavamo davanti al nostro pubblico e che prima delle partite cantiamo l’Inno con la voce e con il linguaggio dei segni. La cosa più importante di questo contesto è la funzione sociale, lavoriamo per l’inclusività degli atleti e per permettere loro di praticare questo sport in sicurezza, seguiti da tecnici e personale qualificato». La lista comprende il direttore tecnico Diego Pieroni, il fisioterapista Alessio Achia e la mental coach Giulia Momoli. «Vorrei ringraziare anche il consigliere FIPAV Toscana Stefano Berlincioni che ci ha dato una mano nell’organizzare un raduno prima del Mondiale dove abbiamo potuto affrontare tre squadre di B, Grosseto, Castelfranco e Prato e la squadra di Serie C di S. Miniato. Facciamo parte di un ramo “distaccato” per quanto riguarda il contesto paralimpico: facciamo capo alla Federazione Sport Sordi Italia, abbiamo una nostra Olimpiade, questo era il primo Mondiale organizzato in Italia».
Doriano, che da quest’anno allena le giovanili del Volley San Miniato, ha vissuto anni indimenticabili alla guida del vivaio del Torretta Volley a Livorno, dopo una carriera di tutto rispetto come giocatore: «Ho giocato tanti anni nel Tomei, poi sono stato al Turris Pisa e Rosignano, ma a 25 anni per via del lavoro ho dovuto smettere. Per cinque anni ho allenato al Torretta dove mi sono tolto tante soddisfazioni, una su tutte il titolo italiano 3vs3 Under 13 e tre titoli regionali. Ora ho voluto cambiare per fare nuove esperienze, a S. Miniato allenerò due gruppi giovanili e sarò assistente della prima squadra che milita in Serie C». La storia di Doriano del resto è la storia di uno sportivo dalla nascita. «Ho sempre vissuto a Livorno, ora vivo a Vicarello. Sono nato a Lucca e mio nonno era Danilo Michelini, giocatore di Serie A con trascorsi nella Lucchese, Roma, Fiorentina, Torino. Gli hanno recentemente intitolato la Curva del Porta Elisa, lo stadio di Lucca. Mia sorella Teodora ha giocato in Serie A a Livorno». Una storia che è stata certamente influenzata dal suo handicap uditivo. «Sono nato prematuro, la parte del nervo acustico non si è completamente formata. Il mio linguaggio non si evolveva come quello degli altri bambini, capivo il labiale ma potevo pronunciare poche parole. A quattro anni mi misero le prime protesi acustiche, da lì ci fu una corsa contro il tempo con i logopedisti per farmi recuperare il terreno perduto. Erano gli anni ’70, non c’erano i progressi tecnologici che abbiamo oggi, devo ringraziare i miei genitori per tutto quello che hanno fatto per non farmi restare indietro rispetto agli altri bambini. Ho scoperto la FSSI tardi, avevo già 36 anni e non giocavo più a pallavolo». Un movimento che punta a raccogliere più atleti possibile, cominciando fin dai ragazzi. «La perdita uditiva deve essere pari o superiore a 55 decibel dall’orecchio migliore. Non si può giocare con l’apparecchio, ma forse non tutti sanno che i nostri atleti militano nel volley “tradizionale” a livelli alti: Lorenzo Cavasin a 17 anni era l’atleta più giovane della manifestazione, gioca a Treviso in Serie B. I limiti alla fine non contano, se c’è la passione e la volontà tutti possono praticare uno sport e farlo anche a un livello alto».
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