Il Tirreno

Livorno

basket serie b

Gian Paolo Drocker: «Pielle, questo è lo scoglio del salto dalla Gold alla B»

Andrea Masini
Gian Paolo Drocker
◗
Gian Paolo Drocker

 L'ex bombardiere di Lucca e padre del play biancoazzurro: «Date tempo a Fin e Iardella. E con quel roster la Libertas verrà fuori»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Per il basket lucchese Gian Paolo Drocker è una specie di divinità. Un signore dei canestri, arrivato 18enne dalla nativa Trieste e che poi, per oltre 20 anni (a partire dalla stagione 1992/1993), ha incantato il palasport di via delle Tagliate a suon triple e vittorie, su tutte la promozione in B1 nel 1993/1994 e quella, storica, nel 2012 dalla Divisione nazionale B alla Divisione nazionale A. Per Lucca, e per amore della famiglia, ha rinunciato in carriera ad offerte importanti, da categorie superiori o da società ambiziose. Ma niente gli ha fatto cambiare idea, e non contento ha contribuito pure alla rinascita del movimento dopo il fallimento del 2014.

Oggi Drocker senior è presidente di Veriplast Srl - azienda con sede a Capannori che opera nel settore del rivestimento metallico -, ma soprattutto è il padre di Gian Marco, play/guardia classe 2001 della Unicusano Pielle, sempre presente alle partite del figlio, fin dalle primissime uscite nel minibasket.

Gian Paolo, dall’alto della sua esperienza cosa sta mancando alla Pielle?

«Quando si perdono tre partite di fila al fotofinish (quattro con l’ottavo di finale di Faenza, ndr), la cura dei dettagli diventa importantissima ed è, a mio modesto parere, il primo scoglio che si incontra passando dalla C Gold alla Serie B. Poi che il particolare riguardi il singolo o il collettivo, poco importa. Un punto è un punto e una palla persa è una palla persa. Con il lavoro in palestra la squadra crescerà, di questo sono più che sicuro».

Eppure la stagione era nata sotto una buonissima stella, con il successo nel derby e accarezzando addirittura l’accesso alle Final Eight di Supercoppa…

«A inizio anno ci sono squadre che assimilano meglio i carichi della preparazione ed altre meno; la Pielle, a parte Iardella, Tempestini e Lemmi, è una squadra profondamente rinnovata ed evidentemente sta ancora attraversando una fase di conoscenza reciproca. Del resto il basket non è una scienza esatta, ma la chimica nasce e si evolve lavorando duro durante la settimana».

Ci parli di suo figlio: quali sono i pregi e le qualità che, invece, deve migliorare?

«Premesso che sono il classico babbo critico, al palazzetto mi lascio trasportare e divento un super tifoso. Quando parliamo di pallacanestro a casa sono molto puntiglioso, e l’essere stato un giocatore ovviamente contribuisce. Detto questo, Gian Marco nasce più guardia che play, ma negli ultimi anni si è adattato e ora sta avendo un’evoluzione anche nella gestione della squadra».

Che consigli gli dà?

«Spesso gli suggerisco di togliere il freno a mano. Di andare. Di correre. In tal senso, giocare al fianco di Tempestini e Iardella gli farà bene. E anche in difesa è migliorato molto, specie come atteggiamento».

Di generazione in generazione, la palla a spicchi è da sempre al centro della famiglia Drocker. Si rivede un po’ nello stile di Gian Marco?

«La caratteristica che più ci accomuna è il tiro da lontano, anche da molto lontano, oltre ad essere sempre stati poco under. Gian Marco, nonostante sia un 2001, è al quarto campionato con minuti importanti in B e il suo percorso di crescita mi meraviglia in positivo».

Rispetto agli anni ’90 e 2000, come si è evoluta la B?

«Alle volte vedo un’esagerazione del pick‘n roll, senza contare l’aspetto fisico che è determinante».

Lei ha giocato un’eternità, conosce da vicino anche alcuni protagonisti attuali...

«Prima di appendere le scarpe al chiodo, qualche annetto fa, feci in tempo a giocare contro Fin e Iardella, e vi assicuro che non appena troveranno la chimica non sarà semplice per nessuno affrontare la Pielle».

Un focus sul campionato: le sue favorite?

«Omegna, malgrado la sconfitta interna con San Miniato, rimane comunque una seria candidata alla vittoria del girone. La stessa San Miniato vanta, per me, un leggero vantaggio avendo cambiato poco o niente rispetto alla passata stagione. E poi Vigevano, Legnano, Pavia la sorprendente Langhe Roero e la Libertas».

Che ne pensa degli amaranto?

«Hanno un roster davvero importante, con due stelle del calibro di marco Ammannato e Andrea Casella. Al derby mi erano sembrati un po’ sulle gambe, tornando al concetto di preparazione, ma sicuramente verranno fuori».

Sabato la PL salirà a Verbania, campo di gioco di Omegna: sarà presente?

«Lontanuccia... E oltre a Gian Marco ho altri due figli. Ma vedremo di organizzarci».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web