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Lo zar Igor Protti e la rinascita amaranto: «Ho sentito i brividi, finalmente siamo uniti»

Fabrizio Pucci
Lo zar Igor Protti e la rinascita amaranto: «Ho sentito i brividi, finalmente siamo uniti»

A Castelfiorentino anche la commozione: «C’è un’aria nuova». Diciassette anni fa era in campo alla scala del calcio il giorno del ritorno Livorno in serie A dopo oltre mezzo secolo. Domenica scorsa era in tribuna, da dirigente

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LIVONRO. Al “Riccardo Neri” di Castelfiorentino come a San Siro. A guidare il Livorno c’è sempre lui: Igor Protti. Diciassette anni fa era in campo alla scala del calcio il giorno del ritorno Livorno in serie A dopo oltre mezzo secolo. Domenica scorsa era in tribuna, da dirigente, fedele alla linea del 1915. Pochi metri più su c’era Cristiano Lucarelli, poi il sindaco Salvetti, il presidente Toccafondi, Luca Mazzoni: uno spaccato del vero Livorno, quello composto da persone che amano la maglia a prescindere dalla categoria. Il giorno dopo il 3-0 di ‘Castello’, il Signore delle Reti rivive con un eloquio lento e pacato le emozioni di una giornata per certi versi indimenticabile e di un periodo intenso: «In poche settimane abbiamo lavorato tantissimo. Tutto è stato così veloce che abbiamo bruciato le tappe per farci trovare pronti per l’inizio della Coppa Italia e del campionato».

Siete soddisfatti?

«In parte, ma solo perché non dobbiamo mai essere contenti. Dobbiamo sempre migliorarci».

Anche perché dalla tifoseria viene una spinta pazzesca, non crede?

«Il clima che stiamo respirando in città, l’entusiasmo e la passione sono la dimostrazione di quello che ho sempre pensato e che continuo a pensare: per i veri tifosi del Livorno la categoria non è importante. A contare è la maglia».

Ci racconta la sua domenica a Castelfiorentino a partire proprio dai tifosi?

«I tifosi mi hanno emozionato. Profondamente. Ma non mi hanno stupito. Qualcuno che non conosce dinanzi a quello spettacolo può anche essersi stropicciato gli occhi. Io no: se nel 1985 mi sono innamorato di questa maglia, di questa città e di questa gente è perché noi siamo così. Chi ama il Livorno è così. Penso alle tifoserie avversarie che ci vedranno e ci daranno dei pazzi perché le nostre trasferte ricordano quelle delle squadra di serie A e B. E vi assicuro che questo mi inorgoglisce. Un pensiero, rispetto a domenica, mi piace rivolgerlo anche ai tifosi del Castelfiorentino».

Prego.

«Con me sono stati molto carini. Mi hanno salutato con affetto e a fine partita mi hanno chiesto foto ricordo e autografi».

Anche vedere Igor Protti su un campo di periferia ci ha fatto effeto, sa…

«Ho sempre lavorato tra i professionisti per cui sul piano sportivo era la prima volta che mi trovavo a confrontarmi con il mondo dei dilettanti anche se noi siamo il Livorno e di dilettantistico non dobbiamo avere niente. Nell’arrivare allo stadio il mio approccio è stato lo stesso che ho avuto e che avevo quando da dirigente del Livorno entravo negli stadi di serie B. Mi chiedete perché? Semplice. Il calcio è assolutamente importante ed emozionante a tutti i livelli».

Non le si è stretto il cuore nel vedere il suo Livorno debuttare in Eccellenza?

«Da una parte ho provato dispiace. Questa categoria non c’entra nulla con la città e con i tifosi. Dall’altra ho toccato con mano la consapevolezza che quando si tocca il fondo bisogna lavorare per risalire il più velocemente possibile. L’aspetto meraviglioso è che durante questa risalita non saremo mai soli. E non mi riferisco soltanto ai tifosi».

Chi sono gli “altri”?

«I tifosi sono una certezza. Gli altri sono quelli che vogliono bene al Livorno. Ecco: tutti devono sentirsi un gruppo unito e partecipi di questo progetto che vuole riportare il club dove merita. E quando dico tutti mi riferisco non solo alla società e alla squadra, ma per esempio anche ai giornalisti, alla stampa perché anche voi volete bene al Livorno. Ognuno, nel rispetto dei rispettivi ruoli e competenze, può portare un piccolo contributo per farci tornare nelle categorie che ci spettano».

Quando Ferretti ha segnato ha avuto la sensazione di essere dinanzi a un gol storico, perché il primo della rinascita?

«Insieme a quello di Ferretti a Castelfiorentino menziono volentieri anche quello di Frati in Coppa contro il Picchi perché quella non è solo una competizione a cui teniamo per mettere il trofeo in bacheca: è qualcosa di più perché chi se l’aggiudica viene promosso in serie D e il nostro unico, grande obiettivo reale è proprio la promozione. Sono le prime reti di un nuovo corso, di un nuovo mondo, di una nuova società che riparte adesso nella consapevolezza che la nostra storia è iniziata nel 1915 e continua ancora oggi nel 2021».

Gol anche pesante quello di Ferretti.

«Sì, non do solo una valenza storica al gol di Ferretti. Quella rete è stata importante, liberatoria perché nel primo tempo avevamo faticati e invece l’1-0 ci ha sbloccati dal punto di vista mentale e del gioco».

Quale aspetto le piace di più di questo nuovo corso ?

«Mi piace tutto. Apprezzo molto la passione che ci sta mettendo questo gruppo di lavoro. Abbiamo un allenatore come Buglio che ha grandissima esperienza, non si accontenta mai e chiede sempre il massimo. Il “mi piace tutto” sarà pure eccessivo, ma attiene a una serie di comportamenti che noto e che trovo indispensabili per risalire. E poi vedo grande unità di intenti: tifosi, città, squadra. Chi ama il Livorno dà una mano a prescindere dal passato».

E finalmente niente più divisioni.

«Esatto. Non ci sono divisioni ed è ciò che avevo auspicato in una intervista realizzata con il giornale nelle scorse settimane».

Quante belle storie ci sono in questo Livorno? Milianti, che domenica è stato capitano negli ultimi minuti e lunedì mattina è andato al lavoro. O Vantaggiato e Torromino che si sono subito calati nel clima da battaglia…

«Eh ma non ci sono mica solo quelle. Qui di storie umane da raccontare e approfondire ce ne sono tante. Quelle di Milianti, Vantaggiato, Torromino e, aggiungo, quella di Mazzoni sono le più evidenti, ma vi assicuro che ce ne sono altre. In questo Livorno ci sono giocatori che hanno trovato l’accordo e firmato senza bisogno di parlare tanto. Avevano il desiderio e l’orgoglio di indossare questa maglia prestigiosa al di là della categoria. In pratica tutti hanno fatto questo. Neanche i giocatori provenienti dai settori giovanili si sono sottratti al fascino della maglia. Tutti hanno fatto una scelta dettata dal senso di appartenenza e per me questo è un valore aggiunto».

Domenica a Castelfiorentino c’era Michele Gelsi in versione di padre del centrocampista amaranto e di tifoso. Che cosa vi siete detti?

«Ci siamo salutati e abbracciati. Per lui è stata una domenica molto toccante. Dopo aver vissuto le emozioni di inizio Anni Duemila, è venuto a vedere il figlio che indossava la maglia amaranto: è stato davvero emozionante».

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di Redazione web