Gioco
«Donerò il pallone di Mabo-Skipper a chi riporterà Livorno in serie A»
Pasquale Lamberti: «È il simbolo della rinascita del basket lo regalò Falsini a mio padre per l’inaugurazione del palasport»
Giulio Corsi
LIVORNO. Non c’era la Libertas e nemmeno la Pielle. Domenica 14 marzo 2004, anno tredicesimo dopo la fusione, il PalaLivorno apriva finalmente le porte alla città con una partita rimasta scolpita nella mente degli oltre ottomila che entrarono per la prima volta nella nuova casa del basket amaranto.
Mabo-Skipper, Basket Livorno contro Fortitudo Bologna, Charlie Bell contro Marco Belinelli, ma soprattutto Jacopo Giachetti, Tommaso Fantoni, Luca Garri, Simone Cotani, Daniele Parente, cinque livornesi, di nascita o di adozione, tutti cresciuti in questa terra di basket e salmastro nella cantera del Don Bosco, guidati da un altro livornese Walter De Raffaele, che regalarono alla città un momento epico, “la Mabo che vola oltre la cupola azzurra del PalaLivorno, un meraviglioso spot per il basket, per se stessa, per la città”, come scriveva sul Tirreno Renzo Marmugi. “In classifica sono sempre due punti, ma è un’impresa da brividi davanti a quella muraglia umana che sostiene la cavalcata amaranto e fa venire il nodo alla gola di Walter De Raffaele, finalmente libero di esternare la sua orgogliosa appartenenza. Livorno vince per il presente e per il futuro, la prima volta nella nuova casa amplifica le virtù della Mabo e ha l’effetto di un gas paralizzante per la Skipper, aggrappata alla partita per quindici minuti e poi buttata giù come l’ultimo degli sparring partner”.
Di quella giornata storica oggi resta l’oggetto probabilmente più simbolico: il pallone. Un Molten, che a fine partita tutti i giocatori firmarono e che Stefano Falsini, presidente della Mabo, donò al sindaco Gianfranco Lamberti che ebbe il merito di sbloccare l’infinito stallo dei lavori del palasport e di aprirlo alla città all’interno del progetto Porta a Terra.
Domenica, in occasione del debutto della Pallacanestro Livorno nel campionato di serie B (ore 20.30 contro il Langhe Roero), quel pallone tornerà al Modigliani Forum, per mano di Pasquale Lamberti, figlio dell’ex sindaco e dirigente biancoazzurro.
«Il mio desiderio è regalarlo e farlo mettere in bacheca alla prima squadra di Livorno che riuscirà ad arrivare in serie A», spiega Lamberti.
«Questo è stato il pallone simbolo della rinascita sportiva di Livorno, quel giorno giocammo in serie A contro i Campioni d’Italia di Bologna davanti a 8033 livornesi – ricorda –. Mio padre se lo portò orgogliosamente in ufficio, poi quando finì il mandato l’ha sempre tenuto nel suo studio nella nostra casa di via Roma. È un cimelio di vittoria, di orgoglio cittadino, il segno di una rinascita: babbo subì la fusione, diventò sindaco l’anno dopo. Quando la famiglia D’Alesio decise di fare un passo indietro dal Don Bosco, dopo averlo portato ai massimi livelli, lasciò il titolo sportivo e una società sana al sindaco e lui con un patto tra gentiluomini si impegnò a trovare un nuovo proprietario: andò dai Falsini, che lavoravano per realizzare Porta a Terra e li convinse a impegnarsi nel basket e a tenere la squadra in serie A. Così fu. Oggi mio padre sarebbe felice di sapere che il basket livornese è tornato in una serie nazionale. E sarebbe orgoglioso di sapere che quel pallone che i Falsini gli donarono per ringraziarlo di aver aperto il nuovo palasport finirà nella bacheca della prima società di Livorno. Chiaramente da dirigente e tifoso della Pielle spero che sia Roberto Creati a poterlo prendere tra le mani, ma se sarà Roberto Consigli, presidente della Libertas, sarò contento che riceva questo cimelio per aver riportato Livorno nell’Olimpo della pallacanestro italiana. Glielo consegneranno i miei figli Gianfranco e Azzurra per conto del nonno».
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