Gioco
Berlini, un mediano col baffo in tribuna: «Mi sono abbonato al Livorno, è un atto d’amore»
L’ex difensore degli invincibili di Melani tra i 1.352 tifosi che hanno sottoscritto la tessera: «La città mi ha dato tanto. L'Eccellenza? Solo una tappa di passaggio»
LIVORNO. Oggi ha 66 anni e mezzo. È nonno di Tommaso (12 anni) e Mia (11). Per chi ha i capelli grigi, però, Valter Berlini è sempre il mediano con i baffi (in senso letterale e figurato) che arava il campo nel Livorno degli Invincibili: stagione 1983/84, serie C2, allenatore Renzo Melani. Sconfitte zero, reti subite sette, campionato ucciso a febbraio. Ma che c’entra Berlini con il Livorno di oggi? Semplice.
Lui è uno dei 1.352 tifosi che hanno staccato l’abbonamento il primo giorno di apertura del tesseramento. Berlini risponde da Rimini e con il suo spiccato accento romagnolo spiega: «Ho fortemente voluto fare l’abbonamento. Ho chiamato Igor Protti e gli ho detto che avevo il desiderio di dare il mio contributo».
Anche lei contagiato da lontano dal fuoco della passione amaranto?
«Certo. Dubbi non cene possono essere. Signori. A Livorno sono stato benissimo e certe cose non si dimenticano neanche dopo quasi 40 anni. La città, la gente di Livorno mi ha fato tantissimo. E ora la società sta rinascendo con all’interno tante persone che stimo. Ho detto di Igor, ma cito volentieri Paolo Toccafondi. Io ho giocato anche nel Prato nei primi anni Ottanta. Me lo ricordo ancora, Paolo. Era un dodicenne biondo che stava dietro la porta di Lorieri e di Cecconi. E poi c’è Enrico Fernandez. E a Livorno ho molti amici come Spigoni, Manetti. Era normale che sentissi di fare questa cosa. Il mio è più che altro un aiuto morale, ma prometto di venire allo stadio».
Che effetto le fa vedere il Livorno in Eccellenza?
«L’Eccellenza è una categoria di passaggio. La società si sta strutturando bene con dirigenti che vogliono bene al Livorno. In poco tempo torneremo a giocare a livelli importanti. E comunque a Livorno la categoria non conta. Posso raccontarvi un’esperienza personale?»
Certo…
«Nella mia carriera ho allenato nella quarta serie scozzese dove erano finiti i Glasgow Rangers. Ecco: loro che fossero in Champions o in quarta serie portavano sempre 50mila persone nel loro stadio. Ecco Livorno è un po’così: che giochi in Eccellenza o in serie A, la passione c’è sempre”.
Berlini, dopo 37 anni ci rivela il segreto di quel Livorno invincibile di Melani?
«Eravamo tutti giocatori di categoria. Melani era un volpone della C2, ma se devo sottolineare un fattore decisivo, ecco mi viene da dire che il rispetto reciproco tra le persone che facevano parte di quel gruppo lo rese infallibile. Pensate che ancora oggi sono in contatto don Casarotto, Tognarelli, De Rossi. E anche con Manetti che arrivò l’anno dopo».
Allora ci vediamo a Livorno?
«Sì. E spero che i ragazzi dell’U. S. Livorno 1915 possano vivere le emozioni che i tifosi regalarono a noi tanti anni fa: al debutto vincemmo a Carbonia e all’aeroporto di Pisa vennero in mille ad accoglierci. Una scena che mi fa venire i brividi ancora oggi, a distanza di quasi 38 anni».
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