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La carica di mister Buglio: «A Livorno si può solo vincere, voglio restare tre anni»

Alessandro Bernini
La carica di mister Buglio: «A Livorno si può solo vincere, voglio restare tre anni»

Il nuovo allenatore si presenta: «Un onore essere qui. E il presidente mi ha subito fatto due grandi regali: Igor Protti e Luca Mazzoni»

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LIVORNO. Ci accoglie in sala stampa Paolo Toccafondi, poi saluta e se ne va. Anche Igor Protti è in disparte, non si siede al tavolo di Buglio, di Pinzani e del presidente onorario Fernandez. La loro è una scelta: non vogliono riflettori, questa è la giornata del nuovo allenatore e del nuovo direttore sportivo. Segnali importanti. Segnali di gruppo. Di una società che cresce sana. Anche Fernandez non si dilunga e regala solo un abbraccio ai due nuovi arrivati e una frecciata a chi comandava prima: «Si riparte con entusiasmo. Il mio sogno è di rivedere tanta gente allo stadio e sono sicuro che ce la faremo. Siamo stati offesi ma oggi risorgiamo». È l’assist migliore anche per Francesco Buglio. «Siamo qui per il vostro Livorno. Sì, perché il Livorno è vostro. Io sono qui per aiutarvi a riportare entusiasmo».

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Benvenuto mister. La attende una stagione di oneri e onori: l’onere di dover vincere, l’onore di allenare in una piazza come Livorno che ritrova l’entusiasmo.

«Questa piazza me la sono guadagnata e voglio tenermela stretta. Sì, Livorno è un onore. Come mi ha detto Igor Protti, “Livorno è sempre Livorno, che sia in A o in Eccellenza”. Ha ragione lui».

C’è un campionato da vincere.

«Sa qual è il mio obiettivo? Restare qua tre anni».

Il che significa vincere quest’anno e anche il prossimo.

«Non si viene a Livorno per arrivare secondi».

La spaventa l’idea di partire in ritardo?

«No, non sono uno che si spaventa. Figuriamoci a Livorno. A Pavia mi chiamarono i nuovi proprietari cinesi per l’Eccellenza e non avevamo neanche un pallone. Qui il presidente mi ha già fatto due grandi regali».

Due regali?

«Sì, il primo è Igor Protti. La chiave per una grande stagione è il gruppo, e Protti sarà l’uomo da guardare ogni partita, ogni allenamento. Tutti abbiamo solo da imparare da lui».

E il secondo regalo?

«Luca Mazzoni. Altro personaggio che allenatore e compagni devono essere felici di avere a fianco».

Per vincere l’Eccellenza servono più giocatori di tecnica o di personalità?

«Ci vuole umiltà, sapendo cosa ci aspetta».

Cosa dice ai tifosi?

«Per ora dico solo grazie, la loro fiducia me la devo guadagnare. Sa cosa mi ha sempre impressionato quando venivo in tribuna al Picchi a vedere qualche partita? La presenza di famiglie intere. Questo vuol dire che il Livorno è più di una squadra del cuore, il Livorno è una fede».

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