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La favola di Marrai: «Ho imparato che se lotti puoi realizzare i sogni»

Andrea Masini
La favola di Marrai: «Ho imparato che se lotti puoi realizzare i sogni»

Il livornese, a Tokyo come coach del plurimedagliato brasiliano Scheidt, racconta la sua Olimpiade «Avrei voluto giocarmi io una medaglia, ma bisogna gioire per ciò che la vita ci regala»

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Andrea Masini

LIVORNO. «Da questa Olimpiade – la mia prima da tecnico – ho capito quanto sia importante lottare per ciò in cui si crede». Francesco Marrai – livornese e neo membro della commissione Atleti del Coni – è appena atterrato a Roma, quando ci risponde al telefono.

«Per me è stata un’avventura nuova rispetto a quella di Rio 2016, perché stavolta partecipavo da Officials (allenatore) del team brasiliano e non da atleta; una seconda partecipazione olimpica in un ruolo senz’altro diverso, che mi ha permesso di avere un’altra percezione di un evento planetario e di acquisire rinnovata esperienza. Le Olimpiadi sono un evento fantastico, quello che migliaia di atleti da tutto il mondo aspettano e per il quale si preparano per quattro lunghissimi anni, in questo caso 5 per le ben note vicende legate al Covid. Qualcuno poi ha la fortuna di giocarsi una medaglia nel corso di una settimana, altri invece si giocano tutto in dieci secondi. Ma la magia che le avvolge è per tutti la stessa».

La bella favola di Francesco Marrai è nota. L’abbiamo raccontata negli anni: dopo i Giochi di Rio è stato costretto ad abbandonare la carriera da atleta per un problema fisico. È ripartito da capo. Fino alla chiamata del campionissimo carioca Robert Scheidt e all’elezione nella commissione Atleti del Coni: «Per me, come per tutti, c’era la paura di non arrivarci mai a questa Olimpiade. Il timore di essere contagiati, di non poter gareggiare, come successo ad un canottiere italiano, ad esempio. Con il passare dei giorni la situazione poi si è stabilizzata, ma sempre tenendo ogni tipo di precauzione e girando con la massima attenzione. Il campo gara della vela, come spesso accade, non si trovava nella città ospitante ma leggermente fuori. Questo ha significato non poter soggiornare nel villaggio, purtroppo».

Rimettersi in gioco: questo ha fatto Marrai. Superando le difficoltà. Azzerando tutto: «Chi mi conosce sa quanto è stato difficile riuscire a realizzare questo sogno, tanti pezzi di un puzzle gigantesco da incastrare, pezzi che a volte neanche c’erano… e allora sì, grazie a Robert Scheidt, plurimedagliato olimpico che, nonostante l’età (48 anni, ndr), ha deciso pure lui di giocare un’altra volta (la settima) e confrontarsi con i migliori al mondo. Ha creduto in me dall’inizio, mi ha dato la possibilità che cercavo. E io ho dato il massimo per aiutarlo. Alla resa dei conti il grande risultato non è arrivato, ma la soddisfazione di averci provato fino alla fine senza mai mollare è stata impagabile. Cos’è mancato per la medaglia? Forse un pizzico di aggressività in più nei confronti della regata e non essere riusciti ad approfittare di alcune situazioni».

Adesso per Francesco è il momento di godersi qualche giorno di relax nella sua Livorno, in attesa di tuffarsi nell’avventura del Coni: «Avrei voluto giocarmi, io, una medaglia dopo Rio, ma non è stato possibile. Ma strada facendo ho imparato a gioire di tutto ciò che la vita ci regala. In tal senso, da concittadino e da rappresentante del Coni, ci tengo a fare i più vivi complimenti a Aldo Montano. Un esempio per tutti noi livornesi e per lo sport italiano. Grazie a lui, come a tutti gli altri per il lustro che hanno portato alla città: penso alla nutrita spedizione del nuoto, a Nicola Zanotti coach dell’India nella scherma, a Elena Pietrini (pallavolo) e Tommaso Chelli (tiro a segno), ad atleti e tecnici della provincia e infine a Sara Madera. A lei dico di lottare per i propri sogni, che Parigi è domani». —

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