Il Tirreno

Livorno

l’addio dell’indiano 

Maurya non apre alla Pro Livorno «Gli investitori non sono interessati»

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LIVORNO. «Mai dire mai, non escludiamo nulla. Ma il fondo che ci sostiene aveva puntato sul Livorno Calcio, vedo difficoltà con gli investitori a parlare di Pro Livorno». Così Yogesh Maurya, l’imprenditore indiano su cui erano riposte tante speranze da parte dei tifosi, ha gelato l’ipotesi di riproporre il progetto-Livorno sulla Pls.

Maurya, insieme all’imprenditore Roberto Angiolucci che lo ha affiancato nel tentativo di acquisto del Livorno, ha parlato ieri sera su Urban Livorno nella trasmissione condotta da Fabrizio Pucci e Simona Poggianti.

Come avevamo scritto sul giornale di ieri, l’indiano giovedì aveva definitivamente rinunciato ad una trattativa lunga, estenuante, durata mesi. I tifosi però in cuor loro speravano che egli decidesse di spostare soldi e pianificazione sull’altra società livornese, la Pls, ma Maurya non ha lasciato spiragli. Anzi, gli investimenti potrebbero essere dirottati su altre piazze.

«C’erano denari per i prossimi quattro, cinque anni – ha raccontato poi l’indiano –, il progetto era interessante, ci dispiace più di tutto per questo, le possibilità c’erano. Noi ci abbiamo creduto, io sono venuto durante l’ondata di Covid in India, mentre la mia famiglia, mia moglie e mio figlio hanno contratto il virus, io ho fatto davvero tutto quel che potevo».

Maurya ha raccontato le difficoltà incontrate nella trattativa. Una situazione che i tifosi ben conoscono, e che l’imprenditore indiano ha confermato: «Abbiamo mandato tre differenti accordi, ma non abbiamo mai ricevuto nessuna risposta ufficiale o scritta – ha raccontato –, solo comunicazioni a voce. Alla fine la corda si è spezzata, abbiamo capito, forse tardi, che non c’era questa volontà da parte loro».

L’indiano ha poi spiegato di non aver mai ricevuto la documentazione che permettesse ai suoi commercialisti di fare la due diligence: «Non abbiamo un’idea chiara dei debiti, perché non siamo mai arrivati a una trattativa finale per fare la famosa due diligence. E così alla fine siamo arrivati alla conclusione che il rischio fosse troppo grande, dovevamo per forza sapere se oltre al debito dichiarato ci fossero altre situazioni, cause civili o pendenze di altro tipo. In tutto questo tempo siamo riusciti ad avere solo il bilancio del 2019 e quello provvisorio del 2020»



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