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il futuro amaranto 

Maurya e Tisone ci sono tocca a Spinelli decidere

Giulio Corsi
Maurya e Tisone ci sono tocca a Spinelli decidere

L’unica strada è che riprenda la società, la iscriva e la rivenda a uno dei due ma uno degli intoppi alla trattativa è l’accollo del debito eccedente i 2 milioni 

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Giulio Corsi

LIVORNO. A meno di dieci giorni dalla deadline, due offerte sono sul tavolo di Aldo Spinelli e del liquidatore del Livorno Pier Paolo Gherlone.

Sono quelle dell’indiano Yogesh Maurya e dell’italo-svizzero Walter Tisone.

La prima è stata depositata già a giugno ed è in possesso anche del sindaco Luca Salvetti. La seconda – quella di Tisone – è stata invece inviata venerdì mattina ai commercialisti di Spinelli e ieri anche al suo legale di fiducia e a Gherlone.

Dunque? Il pallone è ancora una volta tra i piedi dell’ex presidente (nei cui uffici oggi si presenteranno alcuni dipendenti del Livorno Calcio, guidati da Silvio Aimo, per chiedergli di non far morire la società).

Spinelli non ha più alibi. Se intende fare qualcosa per il Livorno e chiudere la sua avventura salvando quel poco di salvabile che rimane deve muoversi: 1) decidendo quale delle due offerte ritiene migliore, non per i suoi interessi, quanto per il futuro che può garantire al Livorno; 2) riprendendosi il cento per cento della società (entro il 22 luglio), permettendo la revoca della liquidazione, iscrivendo la squadra e poi vendendo la società all’indiano o allo svizzero.

Questa è la strada principale, quasi obbligata. All’interno della quale ballano tre milioni di debiti, ma a quanto sembra anche qualcosa di più.

Ad ogni modo sia Maurya che Tisone avrebbero accettato di prendersi il pacchetto amaranto con il camion di debiti incorporato, a patto che da Genova si compartecipi almeno alla copertura delle passività di un milione e mezzo e dei debiti eccedenti i restanti due milioni dichiarati.

I due acquirenti sembrano ancora intenzionati ad entrare nella società. Ieri Tisone ha contattato per la prima volta il sindaco Salvetti, che a sua volta sabato – come annunciato al Tirreno – aveva parlato con i rappresentanti del gruppo Maurya e con l’avvocato Benigni che ne cura gli affari.

Gli stessi soggetti hanno parlato anche con Gherlone.

Il liquidatore sta lavorando intensamente anche al suo piano B, vale a dire la soluzione dell’affitto del ramo sportivo. Secondo Gherlone, sarebbe possibile dividere titolo sportivo e affiliazione dalla Srl Livorno Calcio. Quest’ultima resterebbe una sorta di bad company destinata al fallimento col suo carico di debiti, mentre il titolo potrebbe passare ad una nuova Srl.

Il liquidatore ha chiesto il supporto dell’avvocato Gian Michele Gentile, legale della Lazio, e sta aspettando una risposta da parte della Figc.

Quel che è certo è che anche nel caso in cui l’ipotesi fosse praticabile, il ramo sportivo del nuovo Livorno dovrebbe essere liberato da 577mila euro di debiti sportivi (gli stipendi arretrati dei giocatori) che andranno pagati prima dell’iscrizione. Domanda: chi pagherebbe mezzo milione da un giorno all’altro senza la certezza di essere iscritto al campionato? —

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