Il Tirreno

Livorno

l’incontro con i tifosi 

Salvetti: «Il Livorno ha chiesto al Picchi il campo di Banditella»

Fabrizio Pucci

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Fabrizio Pucci

LIVORNO. Nei tempi belli del calcio amaranto a durare 90’ erano le partite. In questa fase di una crisi che rischia di essere irreversibile, al 90’ sono finiti gli ‘stati generali’ della tifoseria del Livorno. Un dibattito fortemente voluto dal sindaco Luca Salvetti a cui hanno partecipato – sotto le volte del Cisternino di città - tutte le anime degli sportivi amaranto: la Curva Nord, il Club Porto, il Magnozzi, il Campanile, il Milano Amaranto e Marco Bruciati, uno dei promotori dell’azionariato popolare.

A tratteggiare il quadro (a tinte fosche) della situazione in cui versa il Livorno ci ha pensato proprio il sindaco, sostenuto da Bruno Perniconi, vicepresidente vicario del Comitato Regionale Toscano della Lega Nazionale Dilettanti.

SITIUAZIONE STADIO

Salvetti è partito dalla questione calda dello stadio: «Abbiamo dato il via al percorso di decadenza della convenzione dell’utilizzo dell’Armando Picchi non perché vogliamo cacciare di casa il Livorno Calcio. Anzi, attenzione: io voglio che il Livorno Calcio giochi all’Ardenza, non questa As Livorno che è altra cosa».

Pochi e sporadici i contatti dell’amministrazione con i dirigenti amaranto: «Ho sentito una volta il segretario generale e il presidente Aimo, poi basta. Secondo quanto stabilito dalla convenzione, una volta ricevuta la comunicazione di decadenza, la società aveva 20 giorni di tempo per contattare l’amministrazione comunale, ma non l’ha fatto. Per quanto ne so, l’As Livorno ha chiesto all’Armando Picchi la disponibilità per inserire come campo da gioco da dichiarare contestualmente alla domanda di iscrizione alla serie D, quello di Banditella».

lo SCENARIO

Salvetti ha illustrato le strade che si stanno parando dinanzi all’As Livorno: «Scartata l’ipotesi di ricorrere al Lodo Petrucci, riservata alle società professionistiche e anche quella del ripescaggio per via della penalizzazione e del mancato pagamento delle pendenze pregresse, restano queste ipotesi. Uno: chi vuole prendere il Livorno si accolla i tre milioni di debiti, o si va verso il fallimento e si riparte dalla Terza categoria. Due: c’è la possibilità di instaurare un rapporto con un’altra realtà del comprensorio fino a 20 chilometri di distanza per rilevarne il titolo sportivo, ma in questo caso serve massima compattezza per fare una scelta di così alta rilevanza».

Ricordiamo che a Livorno ci sono la Pro Livorno Sorgenti (D) e l’Armando Picchi (Eccellenza). Salvetti ha poi proseguito: «Terza possibilità: la società si iscrive alla serie D e questa società va avanti, ma senza stadio, e senza tifosi. Quarta: arriva un nuovo socio con cui amministrazione comunale e tifosi si confrontano per illustrare il modello di società. Infine c’è l’ipotesi peggiore: attendere le scelte della società e stabilire che per noi un certo tipo di calcio non esiste più».

I TIFOSI

Numerosi e incisivi gli interventi dei tifosi tutti uniti nella lotta di liberazione del Livorno Calcio anche se con qualche distinguo sul metodo. Bruno della Curva Nord non ha usato mezzi termini: «Si sta giocando con la fede e la passione dei tifosi. Dobbiamo continuare ad essere compatti. Spinelli se ne deve andare». Meno diretto, più strategico Nedo Di Batte del Campanile: «Dobbiamo creare le condizioni per portare una nuova proprietà. Non dobbiamo andare al muro contro muro con Spinelli altrimenti questo non fallisce e ci fa morire così, lentamente». Toccante l’intervento di Enrico Fernandez Affricano, presidente del Magnozzi: «Basta con Spinelli. Ci ha umiliato. Se avessi 20 anni meno lo denuncerei perché ha umiliato la mia città. Ho sbagliato a portargli una medaglia per i 100 anni del Livorno». Gianni Cecchi del Milano Amaranto: «Ci costerà tantissimo non andare più a vedere il Livorno, ma dobbiamo farlo». Il presidente del Coordinamento Club Ivano Falchini ha lanciato un appello all’unità dei tifosi, mentre lo storico capo ultras Lenny Bottai è andato alla ricerca dei motivi di questo declino: «La divisione tra Spinelliani e AntiSpinelliani ci ha rovinato. Tagliamo la testa al toro e ripartiamo da zero: meglio una spaventosa fine di uno spavento senza fine». Infine Marco Bruciati ha chiesto agli altri tifosi di indicare una strada: «Qual è la vostra proposta? Aspettare? Sono stufo di aspettare perché significa essere passivi dinanzi a una scelta. Con Livorno Popolare avevamo proposto un modello alternativo che è ancora lì. Dobbiamo essere uniti, ma serve una prospettiva comune che vada al di là della semplice attesa e dico questo a prescindere dal progetto di azionariato popolare».

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