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Simone Gesi e la super meta al Sei Nazioni in nome della famiglia: «È per i miei nonni»

Dario Serpan
Simone Gesi e la super meta al Sei Nazioni in nome della famiglia: «È per i miei nonni»

La sua prima marcatura con la maglia della nazionale under 20 non basta a evitare la sconfitta contro la Francia.  Ma quella giocata è un piccolo capolavoro di forza fisica e tecnica: «Vi racconto un'emozione unica»

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LIVORNO. La sua prima meta con la maglia della Nazionale under 20 non basta a evitare la sconfitta contro la Francia, nella 6 Nazioni di categoria, ma è un piccolo capolavoro di forza fisica e tecnica che resterà per sempre nei suoi ricordi. E poi ha contribuito a portare gli azzurri il primo punto nella manifestazione che giovedì vedrà l'Italia di coach Brunello affrontare la Scozia nella terza giornata. Simone Gesi, tre quarti livornese classe 2001, avrà probabilmente in cuor suo rivolto un pensiero speciale a suo nonno Silvano: venuto a mancare a maggio di quest'anno, rappresenta un pezzo di storia della palla ovale toscana e il capostipite di una famiglia di rugbisti da tre generazioni. Passando da Stefano e Andrea - figli di Silvano, fino a Simone e Alessandro - figli di Stefano che rappresentano il presente e il futuro.

Tutti con l'amore per questo sport e per il Livorno Rugby in particolare. Anche Simone ha mosso i suoi primi passi indossando il biancoverde, crescendo fino a vivere un autentico exploit che lo rende oggi uno dei migliori talenti in circolazione usciti dalla casa madre labronica. Ma facciamo un passo indietro a venerdì 25 giugno: l'Italia affronta il Francia all'Arms Park di Cardiff e al minuto 27 Simone Gesi segna la meta del momentaneo 8-6 per gli azzurri (il finale sarà 11-13, successo dei transalpini) dopo una giocata tra le più belle del torneo.

Che cosa ha provato in quel momento?

«Durante l'azione non ho pensato tanto, ho agito d'istinto e solo dopo ho realizzato. La mia prima meta con la Nazionale under 20 è davvero una bella emozione, ma sono felice anche per aver aiutato la squadra a fare punti».

A chi la dedica?

«Ai miei nonni che non ci sono più, alla mia famiglia e alla mia ragazza».

L'amarezza per aver perso con i galletti?

«Sì, perché la prestazione è stata davvero buona e ci è mancato solo il risultato. Purtroppo non riusciamo a sfangarla contro la Francia».

Magari con la Scozia giovedì andrà meglio. Gesi di nuovo in campo?

«Io sono sempre a disposizione e spero di trovare ancora spazio per esprimermi al meglio, ma non così ancora se sarò tra i primi 15 o tra i primi 26 della partita».

È il suo primo 6 Nazioni con l'Italia Under 20: dove arriva?

«Io credo che possiamo puntare a essere tra i primi del torneo. Non ci sentiamo inferiori a nessuno. A confronto con i giocatori di altri Paesi".

Sta vivendo una crescita esponenziale...

«Sta per tutto in modo veloce e non credevo di riuscire a fare quello che sto facendo. Giocando in un altro ruolo, ho scoperto molte caratteristiche del mio gioco, perciò è davvero un bel momento di crescita. Adattarmi nei ruoli di ala o estremo non è stato semplice».

Oltre l'azzurro, è da un anno in prestito (dal Livorno Rugby) al Colorno: giocherà in Emilia anche la prossima stagione?

«Non è ancora sicuro, ma dovrei rimanere un altro anno a Colorno, dove ho passato una buona stagione».

Dopo il trafile a livello giovanile, ha esordito sempre a Livorno tra i Seniores: quanto deve ai suoi trascorsi in biancoverde?

«Tantissimo. Are legato a tutte le persone e a tutto ciò che ho vissuto con il Livorno Rugby. Anche in questo momento ricevo sostegno e messaggi di incoraggiamento».

Porta un cognome importante e tira avanti una tradizione familiare prestigiosa: in chi si rivede di più tra i suoi predecessori?

«Ho preso il carattere da mio padre: aggressivo in campo, calmo
fuori. Ma da mio nonno ho ricevuto tutti i valori che il rugby sa trasmettere; me li ha insegnati sin da piccolo».

Anche suo fratello Alessandro, classe 2003, promette bene: magari un giorno giocherete vi ritroverete in campo?

«Speriamo. Anche lui sta facendo un bel percorso di crescita attraverso l'Accademia Federale di Prato. Qualcuno dice che sia anche più forte di me». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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