Gioco
Il presidente della Pielle e il futuro: «Meglio la Libertas in serie B, col derby ritorna la passione a Livorno»
Manolo Biurgalassi ex giocatore e è al timone della società bianco azzurra dal 2008: «Stagione super, ora pronti a giocare al PalaModì. Il mercato? Il lungo sarà livornese. Ci sarà tempo di onorare le vecchie glorie »
LIVORNO. Mercoledì scorso – giorno della finale tra Piacenza e Libertas che valeva la serie A – i vertici della Pielle avevano organizzato la cena di fine anno per la dirigenza. Per questo sono stati tra i pochi addetti ai lavori «a non guardare gara cinque». Per conoscere gli avversari principali della prossima stagione in serie B ci sarà tempo. Lo sa bene Manolo Burgalassi, 53 anni tra un mese, una vita in biancoazzurro: prima in campo, poi dietro la scrivania. Presidente dal 2008. Volto e anima della resistenza. E ora della rinascita. «Sono l’anello di congiunzione tra passato, presente e futuro. E ne sono orgoglioso», dice. Sul parquet ha accarezzato la serie A. Da dirigente ha vissuto il fallimento del 2002, l’addio allo storico codice Fip 256 e al PalaDeGubernatis, la palestra di via Cecconi dove sono nate vittorie e campioni. Ha raccolto i cocci della storia ripartendo dal basso. Ha impastato passione, progetti. E li ha fatti lievitare. Trovando nuovi compagni di viaggio. Con pazienza. Come fa tutte le notti nel panificio di famiglia. Fino sfornare una promozione esaltante e il ritorno nel basket che conta dal quale la Pielle mancava da troppi anni.
Burgalassi, il prossimo anno sarà derby in B? Che effetto fa?
«Un effetto bellissimo. Però mi permetta di dire prima una cosa».
Certo, faccia pure.
«Voglio fare i complimenti alla Libertas. Li ho già fatti di persona al capitano, Francesco Forti che ho incontrato l’altro giorno. Ma vorrei farli pubblicamente a tutti: hanno fatto una grande stagione».
A loro è mancata la ciliegina sulla torta. Però questo significa che ci sarà la sfida Pielle-Libertas.
«Come sportivo e appassionato sono contento che siano rimasti in B. Due realtà nello stesso campionato è più positivo. Storicamente in Italia tutte le città di basket hanno attraversato delle crisi prima di tornare grandi: Milano, Roma, Pesaro, Caserta. L’unica che non ci era ancora riuscita era proprio Livorno. Ora gli auspici ci sono grazie alle due società. Perché il derby ha un fascino incredibile. Lo dico da anni che il dualismo era l’unico modo per far ripartire il basket cittadino. Ricordo che una decina di anni fa il suo collega, il compianto Renzo Marmugi, intervistò tutti i presidenti delle società. Fui l’unico a dirlo. E di questo ne sono orgoglioso».
Citando proprio Marmugi: la Pielle per anni vissuto di ricordi. Ora è tempo di vivere il presente?
«Il passato è una cosa importante. Non bisogna scordare quello che siamo stati perché è parte di ciò che siamo. Non voglio apparire presuntuoso però credo che il mio ruolo sia proprio quello di anello congiunzione e di sguardo sul futuro».
Così mi fa un assist. Dunque è stato un errore non invitare le vecchie glorie alla festa promozione facendo arrabbiare Claudio Bonaccorsi?
«Non è stato un errore. Perché la festa è stata organizzata in modo rapido e non c’è stato tempo. Ma vi assicuro che ci saranno altre occasione per riabbracciare i campioni del nostro passato».
Lei è presidente dal 2008.
«Sì, però sono in società dal 1993 quando fui chiamato da Podestà che acquistò la Pallacanestro Livorno per mille lire dai vecchi dirigenti, Mario Vigoni e Lorenzo Niccolai».
Sono quasi trent’anni. Il momento più bello e più brutto?
«Belli tanti. Ho vissuto la vita precedente, a inizio duemila: dalla serie C alla serie B con Manrico Vaiani in panchina e un gruppo fantastico. Poi ci sono state le finali più recenti contro la Libertas di Pardini e Siena. La cosa più brutta? La rinuncia alla serie alla serie B del 2003».
Torniamo al presente e guardiamo avanti. Avete detto addio per regolamento a Buvekalovic e Zeneli. Mentre Congedo andrà a studiare un anno in Spagna.
«Li ringrazio tutti e tre per quello che hanno fatto. Sono ragazzi e giocatori speciali».
Facciamo un passo indietro: in C Gold la Pielle era troppo forte quest’anno?
«È stato il campo a dire che eravamo superiori. Abbiamo vinto tutte le partite con grossi scarti, potevamo solo perderlo. Anche se l’esordio è stato al di sotto delle aspettative. Però ricordiamoci che la storia è piena di insuccessi. Siamo stati bravi a far quadrare tutto».
Adesso da cosa ripartite?
«Intanto dalla conferma di coach Andrea Da Prato. Mentre Roberto Creati sta parlando con i giocatori dello scorso anno per le riconferme. In ogni caso cercheremo di allestire una squadra che continui nella tradizione Pielle».
Un sogno?
«Cerchiamo di far restare con noi i simboli. A cominciare da Tempesti, Iardella e Lemmi. Giocatori che sono scesi di categoria per farci fare il salto di qualità».
Senta, ci spiega il segreto della tifoseria Pielle?
«Il segreto non lo so, è una passione, un amore che c’è sempre stato. Lo hanno manifestato anche in categorie difficili. In Italia per attaccamento ai colori è paragonabile solo a quello della Fortitudo. Ogni tanto guardo i video del derby della finale promozione con la Libertas e mi vengono i brividi. Poi pensate a quest’anno: noi in campo e i tifosi fuori dal palasport al freddo a guardare la partita dai vetri delle porte. Ecco perché dobbiamo solo ringraziarli».
A proposito di palazzetto. Dove giocherà la Pielle il prossimo anno?
«Questo è un bel rebus. Abbiamo parlato col sindaco: siamo disponibili a tutte le soluzioni. La nostra casa è il PalaMacchia ma va sistemato. Ecco perché nulla toglie di giocare al PalaModigliani».
Quest’anno avete accolto in società Stefano Bandecchi. Che cosa ha portato oltre alla spansorizzazione?
«Ha dato entusiasmo. È ambizioso, gli piace vincere, e questo fa piacere. La Pielle si chiamerà Unicusano anche la prossima stagione».
La Legadue subito è un sogno?
«Prima è meglio consolidarci e non avere fretta di arrivare. Abbiamo fatti gradi passi a livello organizzativo, ma per la serie A serve un ulteriore impegno. Spero in una salvezza tranquilla, al massimo i playoff. In futuro dovremmo essere pronti al momento opportuno per fare il salto. Le ambizioni ci sono».
Il mercato?
«È ancora è presto. Ma stiamo trattando un giocatore livornese sotto canestro che sostituisca Zeneli. Speriamo di chiudere a breve».
Per anni la Pielle ha sfornato giocatori provenienti dal settore giovanile. Ora proprio i giovani sembrano un limite.
«Siamo un po’ indietro, ma quest’anno avevamo tre squadre iscritte ai campionati di eccellenza. Non so quante società in toscana possono vantarne così tante. Il vero problema sono gli spazi. La palestra del Cecioni ci limita parecchio. Ma stiamo lavorando anche in questa direzione». —
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