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Livorno

l’intervista  

Il Congedo dalla Pielle è un arrivederci «Via un anno per studiare in Spagna»

Francesco Parducci
Il Congedo dalla Pielle è un arrivederci «Via un anno per studiare in Spagna»

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Francesco Parducci

livorno. Serie B? No, Salamanca, regione di Castiglia, nord della Spagna. Indipendentemente da quelle che sarebbero state le decisioni della Unicusano Pielle, Alessandro Congedo, il “Rosso”, ringrazia (molto), saluta e prenota l’aereo che a settembre lo porterà nella città sede della più antica università della Spagna, oltre mille anni di storia. «Non so – dice – quali sarebbero state le decisioni della società, ma ho avvertito subito Creati e Da Prato che per la prossima stagione non sarei stato disponibile. Giocare nella Pielle è stato il raggiungimento di un sogno, vincere il campionato accanto a giocatori di quella levatura un qualcosa che anni fa non avrei potuto nemmeno immaginare, ma è giusto pensare anche al futuro».

Già, il futuro. Quello con addosso il camice bianco del medico...

«Sì, a Pisa ho finito il quarto anno di medicina, il quinto lo farò laggiù grazie al progetto Erasmus, a giugno tornerò qui per il sesto anno e la laurea».

Quindi scarpe da basket al chiodo?

«Non ci penso nemmeno. Sto già cercando una squadra per poter restare in attività, qualcosa dovrei riuscire a trovare in ambito universitario. A giugno, quando tornerò, si vedrà: se qualcuno mi vorrà continuerò a giocare e la Pielle sarà sempre la mia prima scelta, qualsiasi cosa mi propongano».

Ma perché questa sorta di infatuazione?

«Perché ho trovato un ambiente e delle persone eccezionali. Al di là dei tifosi, che sono stati uno dei motivi che mi spinsero a accettare: avevo proprio voglia di giocare davanti a quella tifoseria unica e si può dire che è stato amore a prima vista»

Ma sul più bello la jella c’ha messo lo zampino...

«Eh sì. Era la prima partita della fase promozione. Mi stavo guadagnando sempre di più la fiducia di allenatore e compagni. Mancavano pochi minuti alla fine con Castelfiorentino e la caviglia destra si girò. Ma quello che più dispiace è che la partita era virtualmente finita, vincevamo di 30 o giù di lì. Non lo so se il mio avversario lo fece apposta a mettermi il piede sotto, spero proprio di no. Fatto sta che ho saltato cinque partite, compresa quella della promozione».

Rimpianti?

«Al di là dell’infortunio, quello che non sia stata una stagione normale. Se fosse stato un campionato di quelli che cominciano a ottobre e finiscono a maggio, avrei imparato il triplo. Venivo dalla Silver, non avevo mai giocato accanto e contro giocatori di quel livello. La differenza si vede in partita nell’intensità e nei contatti ma sopratutto in allenamento: allenarmi con Tempestini e Iardella, per dirne solo due, è stato fondamentale».

E ora i saluti.

«La società. Sarò sempre grato per l’opportunità che mi ha concesso. Gli allenatori, lo staff e i compagni, tutti veri amici. E poi i tifosi: quello che mi hanno dato quando mi sono fatto male è stato commovente. Quella è gente strana, che a febbraio col freddo stava fuori dal PalaMacchia per sbirciare un po’di partita e per poterci salutare alla fine. Ma c’è stata gente che nemmeno conoscevo che mi scriveva, telefonava per sapere come stavo. Cose che non si dimenticano. Vorrei poterli ringraziare a uno a uno: lo faccio qui». —

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