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Libertas, la serie A sfuma a Piacenza: grazie lo stesso ragazzi, avete fatto sognare Livorno

Giulio Corsi
Libertas, la serie A sfuma a Piacenza: grazie lo stesso ragazzi, avete fatto sognare Livorno

La finalissima è una corsa a handicap: meno 14 dopo 3’. Ma gli amaranto lottano e tornano quasi in partita ma ormai è troppo tardi 

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PIACENZA. Speravamo nei corsi e ricorsi della storia, nella cabala di Piacenza, il Livorno tornato in serie A dopo 55 anni proprio a due passi da questo palasport fornace, i gol di Ruotolo Melara e Lucarelli, speravamo nei corsi e ricorsi dell’Emilia, il canestro di Ken Barlow, il Basket Livorno che a pochi chilometri da qui espugnava Reggio in una finale da pianto, e invece l’unico Vico che appare in questa notte malefica non è Gian Battista ma Sebastian, 35 anni da Santa Fè, l’argentino che nei primi due tempi mata el sueño della Libertas e rimanda all’anno prossimo l’appuntamento con la storia.

Gara cinque è una corsa ad handicap, quando la Libertas apre gli occhi trova Piacenza avanti 14-0 e da lì è una fatica d’Ercole, sembra Gatto Silvestro contro Titti, il Mortirolo con le ruote sgonfie, neanche Marco Pantani ce l’avrebbe fatta se Indurain fosse partito dieci chilometri prima. Perin e Vico sono scatenati, Forti e Casella sono sempre un passo indietro, la palla sembra una saponetta, Livorno perde cinque palloni in un amen e Piacenza gode in contropiede e transizione.

Garelli cambia tutto, manda dentro Salvadori, Marchini e Ricci ma è come cambiare lato a un 45 giri, canta sempre la Bakery che arriva due volte a più 19 con la facilità di una sgassata in motorino, prima 42-23, poi 48-29 all’intervallo. Ma l’amaranto non appassisce e gli uomini con la doppia Elle non mollano, hanno il salmastro nel sangue, la rabbia negli occhi, dopo l’intervallo non sono neanche parenti della squadra impacciata che nei primi due tempi ha fatto da sparring alla corazzata della serie B .

“Signori questa è la partita della vita” urla Garelli nello spogliatoio, e Livorno inizia a giocare, alza un muro nell’area pitturata, da qui non si passa è il cartello che mette Ammannato, il canestro di Piacenza si chiude come un barattolo e la Bakery inizia a vedere i mostri: mette un solo ciuff su azione in un tempo (con Gambarota) più qualche tiro libero regalato da un arbitraggio che fischia a senso unico. Gli amaranto continuano a fare una fatica matta e disperatissima in attacco, ogni canestro è un’impresa ma Toniato e Casella drizzano il mirino, Marchini fa girare meglio il pallone, Amos Ricci è in giornata sì e punticino dopo punticino come una formica Livorno rosicchia nove punti con la tripla di un Ammannato affaticato che fissa il tabellone sul 54-45 al 30’.

Quando all’inizio dell’ultimo tempino Casella schiaccia di prepotenza i tifosi di Livorno vedono la Madonna: la Libertas è a meno 7 con 7 minuti da giocare, 54-47. Tre minuti dopo arriva anche il meno 6, con Ricci che si prende la squadra sulle spalle, 61-55, ma le energie sono scarse, la vista annebbiata, la fatica della rimonta pesa e Piacenza è oggettivamente più forte, un carrarmato costruito per vincere il campionato, mentre la Libertas ha già fatto un miracolo ad essere arrivata qui. Grazie lo stesso ragazzi, avete fatto sognare Livorno.

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