Il Tirreno

Livorno

La Libertas non muore mai: vince gara quattro. Si giocherà la serie A a Piacenza nella bella

Andrea Masini
La Libertas non muore mai: vince gara quattro. Si giocherà la serie A a Piacenza nella bella

Toniato come superman trascina gli amaranto in gara-quattro Piacenza asfaltata, mercoledì in Emilia la finalissima per l’A2

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LIVORNO. Se siete curiosi di sapere come fa una squadra di basket a non morire mai, bussate allo spogliatoio della Opus Libertas. Aprirà coach Gigi Garelli, e dietro lui troverete dieci leoni con la bava alla bocca, già proiettati sulla madre di tutte le partite – gara-5 di finale playoff per l’A2 – in programma mercoledì 23 giugno al Pala Franzanti di Piacenza.

Lì la Libertas si giocherà tutto in 40 minuti. È il giusto epilogo di una serie equilibrata, con i livornesi capaci di vincere in Emilia dopo aver preso un’imbarcata in gara-uno e poi di resuscitare nuovamente dall’inferno in gara-quattro dopo il duro epilogo della prima in casa.

Forti e compagni hanno vinto di carattere, asfaltando letteralmente gli emiliani. Ma, come insegnano i playoff, il gap sul segnapunti non conta, da stamani bisogna subito resettare e sapere che mercoledì sarà durissima e servirà una partita perfetta come quella di ieri sera.

Con le spalle al muro la Opus è uscita con una prestazione da Libro Cuore e farcita di contenuti tecnici. Piacenza è rimasta confinata a soli 17 punti nei primi 20 minuti, dimostrazione di una partita vinta soprattutto in difesa, col carattere, l’abnegazione, l’attenzione. Ma anche in attacco la Libertas ha brillato grazie soprattutto alle giocate di un tarantolato Toniato. La sfuriata del numero 9 livornese in apertura di ripresa spacca la partita (da 31-17 a 40-17), proprio come Perin aveva fatto in gara-3.

Piacenza entra nell’ingorgo del pessimismo e non ne esce.

I punti di margine per la Opus diventano 27 (48-21 al 25’), un cazzotto troppo grande anche per una corazzata che, fino a ieri sera, aveva perso solo 4 battaglie in tutta la stagione.

Gli ultimi 10 minuti sono un lento godere, con il pensiero già rivolto alla bella e anche Campanella ha già la testa lì se è vero che lascia in panchina a rifiatare (e riflettere) i suoi uomini più importanti Perin, Planezio e Vico, mentre il popolo amaranto festeggia ma e canta “tutti a Piacenza”. —



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