Gioco
Il cecchino amaranto a Tokyo: «Alle Olimpiadi grazie a mia nonna, volevo smettere mi convinse a non mollare»
Tommaso Chelli qualificato nella pistola automatica: «Un sogno. E pensare che ho virato su questa specialità a 20 anni»
LIVORNO. Ciò che rende magico lo sport, è che in molti casi ci permette di sognare ad occhi aperti. Di immaginare traguardi e palcoscenici sempre più elevati. E in cima a qualsiasi desiderio, per gli sportivi c’è da sempre un solo ed unico obiettivo: i Giochi Olimpici. Per quei pochi che ci riescono, la soddisfazione è infinita. Lo sa bene Tommaso Chelli, livornese di 25 anni che ha ottenuto il pass per le Olimpiadi di Tokyo nella pistola automatica 25 metri, grazie al quarto posto ottenuto agli Europei di Tiro a Segno a Osijek, in Croazia. «Una sensazione imparagonabile, è un mix di emozioni che non riesco a descrivere – spiega l’atleta delle Fiamme Gialle –. Sono veramente contento di questo risultato che mi ripaga dopo tanti anni di sacrifici ed allenamenti».
Quale è stato il suo percorso in questi anni?
«Ho iniziato questo sport a 13 anni, facendo però altre specialità rispetto a quella di adesso, poi dopo 7-8 anni in cui raggiungevo buoni risultati, ma senza riuscire ad emergere, ho deciso di provare per la prima volta la pistola automatica che era l’unica che mi mancava. È stato un percorso lungo ed impegnativo, però alla fine si è rivelata la specialità più adatta».
Nel 2018 c’è stato l’ingresso nelle Fiamme Gialle.
«Un passaggio fondamentale, tra l’altro arrivato dopo un periodo non semplice. A gennaio di quell’anno, erano ormai mesi che stavo facendo bene ma non mi era arrivata ancora nessuna chiamata. Così un giorno dissi a mia nonna che se non mi avessero selezionato in breve tempo avrei smesso, semplicemente perché avrei dovuto prendere altre strade per la mia vita e non concentrarmi solo sullo sport. Mia nonna mi disse di non mollare visto che avevo buone possibilità. Ha avuto ragione, direi».
E menomale che lo ha fatto. Guardi dove è arrivato. Se l’aspettava la qualificazione?
«Erano diversi mesi che tra gare ed allenamenti stavo andando veramente bene, quindi sapevo che sarebbe potuto succedere. Da una parte, però, cercavo di nascondermi un po’ questo pensiero, per non mettermi troppa pressione. Per questo, l’approccio alla gara in Croazia che poi mi ha fatto arrivare ai Giochi è stato deciso, ma comunque molto razionale».
Ci racconti come è andata.
«Alla fine della prima parte di gara eravamo 12-13 atleti con punteggi pressoché identici e quindi sapevo che il giorno successivo, nella seconda parte, avrei dovuto mantenere uno standard elevato per riuscire ad entrare in finale. Dove si azzera tutto e non è ammesso il minimo errore. Per andare a Tokyo sarei dovuto arrivare davanti all’ucraino Horodynets che era qualche punto dietro di me prima dell’ultimo bersaglio. In quel momento mi sono detto “sai farlo, lo hai fatto mille volte, non puoi sbagliare proprio adesso”. E fortunatamente non ho sbagliato».
Un traguardo così importante ha una dedica speciale?
«Alla mia famiglia, in particolare ai miei genitori che mi hanno sempre seguito e supportato. Farebbero qualsiasi cosa per essere con me a Tokyo, ma purtroppo non potranno esserci per i regolamenti legati all’emergenza sanitaria. E poi alla mia fidanzata Aurora che mi sta sempre vicino, mi sostiene e si informa su ogni mio risultato. Anche lei vorrebbe essere presente alle gare, ma la situazione globale la conosciamo tutti ed è quella che è».
Anche per l’Olimpiade sarà un’edizione un po’ atipica sotto questo punto di vista.
«C’è il rischio che si perda un po’ il bello dell’aggregazione e del contatto con sportivi straordinari di qualsiasi sport come magari accadeva nelle scorse edizioni. Per me però è un sogno che si realizza e voglio godermelo a pieno. È un’esperienza che rimane per tutta la vita».
E dal punto di vista sportivo con che ambizioni si presenta?
«È la mia prima volta e quindi non voglio caricarmi troppo di aspettative. Farò tutto quello che posso fare per cercare di arrivare il più in alto possibile. Ci sono atleti di grande esperienza e il livello sarà altissimo. Considero questo risultato come un traguardo, ma allo stesso tempo come un nuovo punto di partenza. Un trampolino di lancio per cercare di fare sempre di più. E già da Tokyo proverò a migliorarmi».
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