Gioco
Acli, la società è fantasma ma le giocatrici sperano le ripescaggio
Donatella Domenici
LIVORNO. Incassata la sconfitta e il triste verdetto della retrocessione in serie B, la società Jolly Acli, per voce della presidente Paola Parisi si trincera dietro al silenzio: «Nessun commento sulla stagione e su il suo futuro».
A due settimane dal ko nello spareggio di Cagliari è ancora tanta la rabbia per la perdita della categoria, frutto di una stagione non certo esaltante, a causa anche e soprattutto dell’infortunio di Tea Peric, che ha dato forfait dopo soli 45 giorni dall’arrivo a Livorno, per la rottura del crociato.
Da lì il Jolly Acli, si è ritrovato con un roster drasticamente ridotto a solo 8 elementi. E la società non è intervenuta per tamponare la falla, al punto che – come ha raccontato coach Pistolesi il giorno della retrocessione – per allenarsi in dieci sono stati costretti a scendere in campo l’allenatore e suo figlio...
Se non parla la società, parlano invece due protagoniste della stagione dell’Acli. «Abbiamo lottato fino alla fine – commenta Sara Ceccarini, classe ’99, autrice di una bella annata –, ma purtroppo è finita nei peggiori dei modi. L’infortunio di Tea ci ha condizionato proprio perché con lei avevamo acquisito maggiore sicurezza e tranquillità in campo. Senza la sua uscita avremmo fatto un altro campionato. Dispiace tanto anche perché essendo livornese e giocando ormai da 4 anni con la maglia rosablu, digerirlo diventa ancora più dura».
Ceccarini evita di parlare del futuro: «È presto. Posso solo dire che mi piacerebbe continuare a giocare in questa categoria». Il che significa salutare l’Acli, a meno che non arrivi un ripescaggio.
«Il rammarico di aver perso ai playout – ci racconta Matilde Simonetti, classe 2000, roccia della difesa livornese – è tanto, soprattutto per come sono andate le cose, con gara uno e gara tre praticamente fotocopia». Simonetti punta la sua analisi su un punto di forza della squadra: «Abbiamo cercato sempre di restare unite, riuscendo a tener testa ad avversarie agguerrite anche soltanto in sette o otto giocatrici. La nostra crescita passa dal carattere perché non siamo mai riuscite a gestire bene i momenti topici delle gare. Ma siamo un gruppo coeso e fa male che il nostro percorso sia finito così. Vorrei ringraziare i nostri allenatori, Marco Pistolesi e Emiliano Ferretti, quest’ultimo entrato solo quest’anno ma che ha saputo dare una grande mano. Visto che sognare è lecito, adesso speriamo nel ripescaggio...». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google