Gioco
Il presidente del Livorno: «Salvetti ci dia lo stadio o non iscrivo la squadra al campionato»
L'appello di Aimo: «Giocatori liberi e qui bisogna ricostruire tutto. Puntiamo alla riammissione in C, sennò faremo una D per vincere»
LIVORNO. Il mese decisivo per il Livorno Calcio è iniziato. Ma in vista della nuova stagione si sta muovendo molto poco. «Vorrei poter dire che le trattative ci sono e stanno andando avanti nel modo giusto, ma sarebbe una bugia - dice il presidente e amministratore delegato Silvio Aimo - fino a qualche giorno fa Popovic sembrava in pole, ora non lo è più e c'è stato un riavvicinamento di Maurya. Qui facciamo un passo avanti e tre indietro. Chi è davvero interessato a rilevare questa società, faccia un passo incisivo anziché chiedere tempo».
Le settimane passano e il Livorno è immobile. Ma state programmando la nuova stagione?
«Mercoledì 9 (domani, ndr) è in programma il consiglio federale che dovrà stabilire le regole per la riammissione in serie C. Attenzione, la riammissione, non il ripescaggio che invece è impossibile a causa della penalizzazione».
Siete fiduciosi?
«Potrebbero esserci i margini, sì, ma non dipende da noi. Poi se tutte le squadre dovessero regolarmente iscriversi, in ogni caso per noi non ci sarebbe spazio. Ma forse un po' di spazio c'è».
Oggi l'unica certezza è che c'è un debito di 3 milioni di euro.
«In gran parte rateizzato. Detto questo, nell'ultimo consiglio di amministrazione abbiamo deliberato un aumento di capitale proprio di 3 milioni: un milione subito e gli altri due più avanti».
Ma ancora nessun versamento nelle casse societarie.
«A questo punto i soci (tra cui lo stesso Aimo, ndr) sono obbligati a rispettare l'aumento di capitale deliberato. Mercoledì 23 è in programma l'assemblea dei soci per il primo milione, una cifra che riteniamo sufficiente per affrontare le prossime scadenze e mettere in sicurezza la società: a partire da quella data, i soci avranno trenta giorni di tempo per effettuare il versamento».
Quindi c'è il rischio di arrivare a fine luglio, con la stagione alle porte, in una situazione sempre più disastrosa a livello economico?
«Mi auguro di no».
E per gli altri due milioni di euro di ricapitalizzazione?
«Oggi non c'è urgenza di averli in cassa».
Come non c'è urgenza? Ci sono debiti a destra e sinistra: con i fornitori, con l'erario...
«I debiti vanno gestiti. Il problema è che c'è una bella differenza tra gestirli in serie C, dove si riesce a lavorare in un certo modo, e gestirli in D, dove invece le entrate sono pari a 0. Ecco perché aspetto con ansia il consiglio federale».
E dopo il consiglio federale?
«Inizieremo a programmare la nuova stagione in modo più chiaro. Secondo le nostre stime, in serie D servirà poco meno di un milione di euro, mentre in C si sale a due o tre milioni».
Ma quanto pesano i debiti sulle ambizioni?
«Intanto speriamo di essere riammessi in C, poi vedremo. Di certo se sarà serie D, faremo una squadra per vincere il campionato».
E con quali soldi?
«Da dicembre abbiamo intrapreso un percorso virtuoso, le risorse ci sono (il riferimento è alla famiglia Spinelli, ndr)».
Insomma, siete davvero convinti di andare avanti? La tifoseria ha lanciato un messaggio chiaro...
«Io sono disponibile ad andare via anche domani mattina, non voglio nemmeno soldi per le mie quote. Ma chi viene? Chi si prende questo cerino in mano? Nessuno. E io non voglio far morire il Livorno Calcio. No, abbandonare la nave non sarebbe giusto».
Intanto sono scaduti i termini per le controdeduzioni dopo la revoca della concessione dello stadio Armando Picchi.
«Non le abbiamo presentate, lo so. Ma l'intenzione è quella di pagare il debito, con il Comune così come con l'erario e i fornitori. Nei giorni scorsi siamo stati rallentati dalle trattative in corso, ma a breve sistemeremo anche la questione stadio pagando ciò che dobbiamo pagare».
Ad ora però il Livorno rischia davvero di ritrovarsi senza campo da gioco.
«Lo dico chiaramente: senza la disponibilità dello stadio, non iscrivo la squadra. Né in C né in D. Si è creata una contrapposizione assurda, ora confido nel buonsenso del sindaco Salvetti».
A che punto siete con il pagamento degli stipendi ai giocatori?
«Mancano una parte di aprile, maggio e giugno. Alcuni hanno accettato una riduzione dello stipendio e sono andati via una ventina di giorni fa, altri si sono allenati fino alla scorsa settimana. Da oggi (ieri, ndr) tutti i giocatori sono liberi».
E il Livorno è senza calciatori perché i contratti dei professionisti decadono con la retrocessione in serie D...
«Bisogna ricostruire tutto. Io ho tante idee, ma lo ripeto: aspettiamo il consiglio federale».
Un'idea è andare avanti con Amelia in panchina?
«Sì, non lo nascondo. Amelia morirebbe per questa maglia, per questi colori. Poi dipende anche dalla categoria. Il Livorno Calcio è una società senza identità e senza appartenenza. Ma non da ieri, da anni. E Amelia sarebbe un punto di partenza per ritrovare quello spirito che ha sempre contraddistinto questa piazza».
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