Il Tirreno

Livorno

Da Prato e l’impresa «Non ho mai dubitato che questa squadra si sarebbe presa la B»

Francesco Parducci
Da Prato e l’impresa «Non ho mai dubitato che questa squadra si sarebbe presa la B»

Il coach ripercorre l’annata strepitosa della Pielle tra parquet e aneddoti «Che litigata con Zaneli prima di Castello e che risposta sul campo!»  

4 MINUTI DI LETTURA







Andrea Da Prato compie oggi 53 anni, ma il regalo se l’è fatto con qualche giorno di anticipo: la promozione in un campionato nazionale al quale la Pielle mancava da 18 anni. Che ha portato alla riconferma. Coach, un bel periodo, per lei....

«Sono felice. Un po’ di rammarico per quello che si è visto negli ultimissimi giorni. Un momento di festa che è stato turbato da polemiche evitabili, con tutto il rispetto che bisogna avere per la storia personale di ognuno e di ogni società».

Passerà anche questa, stia sicuro. Intanto ci racconti: da quanto mancava dalla B?

«Da 8 anni, dopo averla frequentata per 13. Cinque stagioni al Don Bosco, altrettante a Empoli, due a Omegna e una a Firenze».

È l'ennesimo allenatore uscito dalla farm Don Bosco. C'è qualcuno che più di altri considera un suo maestro?

«Ho avuto la fortuna di lavorare come assistente al fianco di coach che poi sono diventati autentici mostri sacri della panchina, come De Raffaele, Banchi e Ramagli ma non dimentico nemmeno Marco Caroti e Riccardo Referendario. Sono stati anni di apprendimento e di confronto continuo, da tutti c'è sempre qualcosa da prendere e da imparare».

Quest'anno, con quella squadra, lei aveva più da perdere che da guadagnare. C'è stato mai un momento nel quale ha avuto il timore di fallire l'obiettivo?

«Non ne ho avuto il tempo. Persa la prima, il martedì ci siamo ritrovati in spogliatoio con una carica addosso che, potendolo fare, saremmo tornati in campo il giorno dopo. Da lì è cominciata la marcia che ci ha portato alle 15 vittorie di fila e alla promozione anticipata».

E quando ha capito che era fatta?

«Forse dopo la vittoria in trasferta a Siena nel girone promozione. Lì davvero ho pensato che potevamo davvero cogliere la B in anticipo, al di là che ci sarebbe sempre pur stata la possibilità di farlo ai play-off».

Ha detto che quando si vince un campionato non si vorrebbe cambiare niente, ma sa che non sarà possibile?

«Purtroppo è così. I nostri stranieri, che si sono confermati due ragazzi eccezionali, non potranno essere con noi per questioni regolamentari. C'è una piccolissima speranza per Zeneli che ha in atto una querelle con la Federazione per il riconoscimento dei 4 anni di formazione giovanile italiana. Ma è chiaro che non potremo aspettarlo fino ad agosto».

Circola un aneddoto su Zeneli...

«Un ragazzo d'oro. Quando, la sera della festa, ha preso il microfono in mano e ci ha ringraziato con le lacrime agli occhi, mi sono commosso. Ma lei forse si riferisce alla litigata prima di Castelfiorentino...».

Appunto...

«Eravamo in spogliatoio, riunione tecnica prima della trasferta, due vittorie alla promozione artitmetica. A un certo punto lui alza la mano e dice: coach, ma la mia macchina a Castelfiorentino chi ce la porta? Tutti i ragazzi prendono la porta sghignazzando, io e lui ci fronteggiamo, io un metro e ottanta con un po' di pancia e lui due metri tutto muscoli e cominciamo a urlarci nel viso. Poi, laggiù, è stato uno dei migliori in campo».

E per quanto riguarda gli italiani? Lei è il tipo di allenatore che preferisce un giocatore medio che può allenarsi anche al mattino, o un giocatore bravo disponibile solo in serata?

«È la domanda delle domande, ma direi più la seconda».

Ci sta dicendo che alcuni degli italiani li ritroveremo ancora in maglia Pielle: ci dia qualche indicazione su quella che sarà la squadra.

«È prematuro. Tutto o quasi dipenderà dall'incontro che, fra pochi giorni, Roberto Creati avrà con il nostro title sponsor Unicusano. È chiaro che se il contributo sarà di una certa cifra potremo pensare a un certo tipo di squadra, se sarà di un'altra anche l'organico non potrà non risentirne. Comunque il tipo di squadra alla quale penso è quella che ci ha dato tante soddisfazioni in questo campionato: un quintetto ben definito, dalle gerarchie certe, due esterni più un cambio dei lunghi a uscire dalla panchina e due under affamati di affermarsi a completamento. In ogni caso vorremo gente che venga sapendo dove viene, pronta a giocare divertendosi e a vivere questa esperienza con il sorriso, così come è stato quest'anno. L'atmosfera, prima ancora che la cifra tecnica, è stata quest'anno la nostra arma vincente».

Concludo con una domanda forse sgradevole: lei è anche responsabile del settore giovanile della Pielle. Non crede che sia un giro indietro rispetto alla prima squadra e alla società?

«Sicuramente sì e dobbiamo crescere molto. Ma, e non è una scusante, non è solo colpa nostra. C'è stato un problema di impianti che ci ha tagliato le gambe. La chiusura della Bastia è stata devastante, il Cecioni lo abbiamo a disposizione dalle 17,15 in poi. Le nostre squadre di eccellenza si allenano per un'ora e un quarto a seduta, al Don Bosco ne facevo due più la preparazione atletica. Abbiamo allenatori più che validi, ma abbiamo assoluto bisogno di una struttura da mettere al loro servizio». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore