Toscana
Il presidente della Libertas 1947: «La memoria è rispetto. Ecco perché difenderemo la storia di tutti»
Dopo la replica di Lamberti (Pielle) a Bonaccorsi interviene Roberto Consigli e spiega: altro che amarcord, continueremo a ricordare
LIVORNO. Quello che qualcuno definisce amarcord per noi si chiama rispetto. Rispetto delle persone e della Storia sportiva e, soprattutto, di una tradizione di cui tutti dobbiamo dimostrare di essere all’altezza. Ogni tanto arriva qualcuno che pensa di aver creato questo o quello sport. Ma sia nel mondo che a Livorno si gioca a basket da qualche annetto, c’è chi la storia l’ha fatta davvero, noi preferiamo mantenere l’umiltà di chi ha un progetto ambizioso, ma deve rimboccarsi le maniche per realizzarlo invece di parlare.
Ci sentiamo in dovere di difendere la Storia e la tradizione del basket a Livorno che va trattata, tutta, con grande rispetto. La Libertas Livorno la storia l’ha fatta nel tempo, e la Pallacanestro Livorno non è solo «un’altra società di Livorno», è una grande società, un grande avversario, che noi onoriamo con tutti i campioni che ci hanno giocato. Devo ricordare io le schiacciate di Robinson, il talento di Claudio Bonaccorsi, il fosforo di Giovannino Diana, l’estetica di Rafael Addison, la grinta di Albertazzi o Lanza e tanti prima di loro? Grandi avversari per grandi sfide (spesso vinte da noi) e grande rispetto. C’è di più: invitare giocatori e persone come la vedova e la figlia di Bucci non è vivere di autocelebrazioni ma è conservare con cura la Memoria che dovrebbe essere un dovere per ogni dirigente sportivo. Noi siamo orgogliosi di farlo perché ai giovani servono modelli e a Livorno siamo fortunati perché ce li abbiamo in casa. Ecco perché noi (Libertas) continueremo in questa operazione di cultura sportiva e di rispetto.
Ed al ragazzino che mi guarda con la palla in mano e mi chiede come si fa a buttarsi in mezzo a ragazzi più grandi e grossi e fare canestro, non mi devo inventare niente, basta un nome: Alessandro Fantozzi. Il campione più grande di tutti, che si buttava contro avversari che si chiamano D’Antoni, Mc Adoo, ma anche Rolle e Bonaccorsi. Vorrei ricordare altre realtà che hanno fatto la storia a Livorno, perché il Don Bosco ha vinto campionati giovanili, formato campioni e grandi allenatori. L’Us Livorno porta i nostri stessi colori, e c’è un motivo: si può non celebrare Silvio Gatto?
Noi ce la prendiamo volentieri la responsabilità di proteggere la tradizione del basket livornese: uno sport capace di appassionare giocatori e tifosi che non si scordano del passato e che anzi ne traggono ispirazione, valori e insegnamenti. Tranne che qualcuno non pensi di aver inventato lui la pallacanestro nel mondo e a Livorno: ma questo non è il pensiero di nessuno e sicuramente non è il nostro che tra mille difficoltà e sacrifici stiamo inseguendo il sogno di riportare in A il nome di Livorno. Ci riusciremo? Nello sport i campionati si vincono e si perdono. L’importante è quello che si riesce a costruire e programmare per il futuro. Perché come si legge sul ponte dell’Amerigo Vespucci è importante “non chi comincia ma quel che persevera”. Forza Livorno!
*Presidente Libertas Livorno 1947
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