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La magia di Gelli in onore di Diamanti salva l’Albinoleffe «Ora vogliamo la B»

Alessandro Lazzerini
La magia di Gelli in onore di Diamanti salva l’Albinoleffe «Ora vogliamo la B»

Il centrocampista fu scartato dalle giovanili del Livorno «Speravo che gli amaranto si sarebbero salvati» 

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Alessandro Lazzerini

LIVORNO. È il minuto 84 della gara di ritorno tra Catanzaro e Albinoleffe, valevole per i quarti di finale playoff ed il punteggio è fermo sullo 0-0.

All’andata, in terra lombarda, è finita sull’1-1 e se dovesse terminare a reti bianche passerebbero i giallorossi perché meglio classificati al termine del campionato.

Il direttore di gara fischia una punizione per gli ospiti vicino alla bandierina del calcio d’angolo. Sulla palla va Francesco Gelli come sempre accade per i blucelesti. La parabola è arcuata, la traiettoria è insidiosa e va a morire sul secondo palo, lì dove il portiere Di Gennaro non può niente. Zero a uno Albinoleffe ed esultanza incontenibile.

«E’ stato un momento fantastico – racconta il fantasista livornese –. Avevamo interpretato alla grande la partita, contro una squadra molto forte, ma noi siamo stati all’altezza e credo che alla fine il successo sia meritato. Il gol? Ci avevo già provato nel primo tempo sempre su punizione colpendo il palo, mentre la seconda volta essendo così defilato ho cercato di metterla verso la porta, alla caccia anche di una deviazione o di una spizzata, però sono riuscito ad alzarla maggiormente ed è andata bene direi».

Una rete che vale la semifinale playoff per quella che è la vera rivelazione di questa post season di Serie C. Per un Albinoleffe partito con l’obiettivo salvezza e poi arrivato settimo nel girone A, quello del Livorno. «Quando abbiamo affrontato gli amaranto pensavo potessero salvarsi visto il valore della rosa, invece purtroppo così non è stato. Da tifoso ci ho sperato fino all’ultimo e vedere la storia di una gloriosa società calpestata così fa male. Il Livorno merita altri palcoscenici».

Già, il Livorno. Quello che in uscita dagli Allievi Nazionali non lo confermò per l’anno successivo in vista della Primavera. Ma il numero 23 – scelto in onore di Alino Diamanti - non si è certo buttato giù e, trasferitosi al Tuttocuoio, passo dopo passo ha ricostruito il suo percorso. «Andare via di casa presto è stato un fattore decisivo. Mi ha fatto crescere molto come calciatore, ma soprattutto come persona. Mi sono sempre impegnato in ogni allenamento e questi sono semplicemente i risultati di ciò che ho seminato negli anni. A Ponte a Egola ho incontrato un allenatore come Massimiliano Alvini che per me è stato fondamentale e che mi ha portato anche qui in bluceleste».

Una maglia, quella dell’Albinoleffe, che Gelli veste già da quattro stagioni e con cui ha rinnovato fino al 2023, confermandosi un punto di riferimento assoluto per il progetto di questa squadra. «Mi trovo veramente bene. L’ambiente è sano, si lavora nel modo giusto e la società è ambiziosa. Ad inizio della prossima stagione giocheremo nel nuovo stadio di proprietà, un segnale importante che ci permette di puntare in alto».

Con la Serie B che magari sarebbe potuta essere un obiettivo futuro nei progetti della società, ma il gruppo di Mister Zaffaroni vuole provare ad anticipare i tempi e domenica affronterà la favorita Alessandria in semifinale playoff. «Nessuno avrebbe scommesso su di noi, siamo la rivelazione di questa stagione e proprio per questo possiamo dar fastidio alle altre. I grigi hanno una rosa ampia e nomi di livello per la categoria, ma noi possiamo giocare più spensierati e senza pressioni. Di sicuro servirà essere perfetti, ma sono certo che la squadra farà il massimo».

Un gruppo affiatato quello dell’Albinoleffe, tra cui figura anche l’altro labronico Diego Borghini, e che ha dimostrato grande unità di intenti e voglia di non mollare mai con due passaggi del turno ottenuti nei minuti finali contro Modena e Catanzaro. «Siamo un gruppo giovane con giocatori che hanno ancora tutto da dimostrare e che non mollano mai. E questo primo traguardo ne è la conferma, ma vogliamo arrivare in fondo».

Alla ricerca della quarta promozione labronica in stagione. Con l’amaranto tenuto in alto dalla sua gente. Perché dove non arriva il Livorno, arrivano i livornesi.

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di Redazione web