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La favola di Ricci, dagli scogli alla serie A: «Il sogno che si avvera ma il mio Livorno...»

Alessandro Lazzerini
La favola di Ricci, dagli scogli alla serie A: «Il sogno che si avvera ma il mio Livorno...»

L’esterno protagonista della promozione del Venezia: «A gennaio ho scelto la laguna. Ora mi godo Quercianella»

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LIVORNO. Una promozione in serie A è sempre un traguardo eccezionale, per di più se raggiunto in una piazza come Venezia che non toccava la massima serie da 19 anni. Ma ciò che rende davvero speciale la stagione e il risultato di Giacomo Ricci, esterno classe 1996, è il percorso che il livornese è riuscito a costruirsi in questo anno che non era partito nel migliore dei modi.

Ricci, a settembre si era ritrovato fuori lista nel Parma. Certo, in Serie A, ma non nella situazione migliore.

«Venivo da una retrocessione con la Juve Stabia e quindi ho fatto fatica a trovare buone opportunità in B. Ho preferito rimanere a Parma, anche se da fuori lista. Il primo periodo è stato molto duro, come se mi fosse caduto il mondo addosso perché rischiavo di perdere sei mesi di carriera. Ma passate le prime settimane ho capito che me la sarei potuta giocare con tutti».

Decisivo è stato il cambio di allenatore con D’Aversa al posto di Liverani?

«Questo aspetto è stato molto importante, perché D’Aversa mi conosceva dai tempi della Serie C con i ducali. La squadra non stava andando bene, quindi il mister ha cercato di cambiare qualcosa e nella partita contro la Lazio è arrivato l’esordio, un momento che sognavo fin da bambino».

Cosa ha provato?

«Quando il mister mi ha chiamato non mi sembrava vero. È completamente un altro calcio, c’è una qualità incredibile in ogni dettaglio e la Lazio è una squadra fortissima. Ma se devo scegliere l’emozione più forte è stata nel sottopassaggio dell’Olimpico quando abbiamo affrontato i biancocelesti in Coppa Italia. Ero stato sugli spalti per l’addio di Totti e vedere la prospettiva che si ha dal campo è una sensazione che mi rimarrà per tutta la vita».

Poi a gennaio la scelta di andare a Venezia.

«Sì, a Parma con i nuovi acquisti rischiavo di rimanere nuovamente fuori lista, quindi ho preferito andare a giocare. Ho scelto Venezia perché ho avvertito da subito una fiducia incredibile della società e del mister Zanetti e devo ammettere che fin da subito mi sono trovato benissimo con tutto il gruppo».

Ma quando è arrivato in neroverde la squadra era ottava, lontana dalla zona promozione. Cosa è cambiato?

«Esatto, ma all’inizio del girone di ritorno abbiamo ingranato un’altra marcia e vincendo tutti gli scontri diretti siamo arrivati nelle parti altissime della classifica. Per qualche settimana abbiamo pensato anche alla promozione diretta, ma dopo un piccolo calo ci siamo ritrovati in zona playoff. Alla prima abbiamo eliminato il Chievo in un supplementare al cardiopalma, ma la vera impresa è stata battere il Lecce, contro cui partivamo sfavoriti secondo tutti».

Infine la finale nel derby con il Cittadella.

«Nel doppio confronto, la vittoria in trasferta dell’andata ci ha dato tranquillità, anche se al ritorno non si era messa bene. Io ero in panchina e l’ansia si faceva sentire, ma una volta che Bocalon ha segnato è stata un liberazione».

Una promozione che in città aspettavano da anni.

«È stata una serata pazzesca. I tifosi ci hanno aspettati fuori dalla stadio e poi festeggiamenti si sono spostati per tutta la città. Uno scenario unico che solo Venezia può offrire. È andato tutto alla perfezione, una notte magica».

Ha una dedica speciale per questo traguardo?

«Alla mia fidanzata Martina che mi supporta ogni giorno in maniera eccezionale e poi alla mia famiglia e al mio procuratore. Se a inizio stagione avessi pensato a questo finale mi avrebbero dato del pazzo, ma ce l’ho fatta ed è anche grazie a loro».

Il suo cartellino è del Parma. Che farà?

«Intanto mi godo questi giorni di vacanza, poi vedremo cosa dirà il mercato. Rimanere in gialloblu mi piacerebbe molto: sogno di riportare il Parma in serie A. Significherebbe chiudere un cerchio con una società che ha creduto in me fin dalla Serie D, quando il Livorno mi lasciò senza squadra dopo la Primavera.

Da livornese come ha vissuto le ultime stagioni amaranto?

«Male, come tutti i tifosi. Il Livorno merita altri palcoscenici, ma in questi anni non si è mai puntato sui giovani, va cambiata la mentalità. Della mia annata, il 1996, ci sono una decina di giocatori con cui giocavo in Primavera che sono nei professionisti, ma la società al tempo non propose il contratto a nessuno».

E Giacomo Ricci chi è quando torna in città?

«Un ragazzo come tutti gli altri. Che si diverte con gli amici di sempre e frequenta i luoghi dove vanno tutti i livornesi. Tra un aperitivo sul lungomare e un tuffo al moletto di Quercianella. Sono il classico bimbo di Livorno». —

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