Gioco
Il ginocchio rotto, il Covid e la rivincita con gol di baby Rossi: «È stata dura, ma ora sogno la serie A»
Alessio, talentuoso calciatore classe 2003 livornese, dopo un anno nero è tornato a segnare con la Primavera dell’Empoli: «Grazie a chi mi ha aiutato, ora voglio riprendermi i miei sogni»
LIVORNO. La maglia da titolare nelle giovanili dell’Empoli. Le convocazioni nella Nazionale di categoria. Le soddisfazioni e i sogni di un ragazzo di sedici anni che vive, corre e sogna dietro a un pallone. Poi d’un tratto, la luce si spegne. Un movimento brusco della gamba in allenamento e la diagnosi è terribile: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio. È il due gennaio 2020 e per Alessio Rossi, talentuoso classe 2003 livornese, il nuovo anno si tinge subito di nero.
«Mi sono sentito cascare il mondo addosso. Avevo già giocato qualche partita con la maglia dell’Italia - spiega oggi Alessio - e mi sembrava di sognare a occhi aperti. L’infortunio è stata una mazzata assurda e i primi tempi sono stati quelli più difficili da affrontare. Avevo paura dell’operazione e lo vedevo come un dramma da cui era difficile uscire». Poi l’intervento eseguito, e perfettamente riuscito, a Villa Donatello a Firenze ad opera del professor Francesco Giron. La fisioterapia iniziata a tempo di record al Kinetic Center di Pisa sotto gli occhi del professor Giannini ed infine il rientro in campo in estate grazie al professor Chiesi. Un lavoro fisico incredibile per ritrovare la condizione migliore, per essere nuovamente al pari dei compagni con l’inizio della preparazione. Il campionato che sta per ripartire e Alessio che torna a faticare con la squadra, fianco a fianco con i compagni.
Ma a ottobre, la sfortuna lo ferma ancora una volta. Il Covid-19 coglie in pieno lui e la famiglia e lo costringe nuovamente ai box. «È stata davvero una beffa. Avevo lavorato duramente tutta l’estate per tornare a disposizione del mister, ma proprio quando vedevo la linea del traguardo siamo risultati positivi al coronavirus. Fortunatamente non abbiamo avuto il minimo sintomo, ma per me si è trattato dell’ennesimo stop forzato. Non mi sono potuto allenare per settimane, ero un leone in gabbia». Il rientro in gruppo avviene a dicembre, nel momento in cui il campionato Primavera è fermo proprio per i problemi legati all’emergenza sanitaria. Sono mesi di attesa fino a febbraio, quando la stagione riparte e si può finalmente tornare in campo. Per Alessio, qualche spezzone di partita e la voglia di tornare protagonista. Come accade il 22 maggio, contro la Lazio. Un cross dalla sinistra che attraversa l’area piccola fino all’impatto con il piede destro della mezz’ala labronica. Il pallone che entra in rete. Un’attesa durata più di un anno e riassunta in un’esultanza liberatoria: via la maglia e la corsa, commovente, verso l’abbraccio dei compagni in tribuna.
«Ci ho creduto per tutta l’azione. Sapevo che quella palla mi sarebbe arrivata e mi sono fatto trovare pronto. Quando si è gonfiata la rete non ci ho capito più niente. In trenta secondi ho rivisto tutti gli ostacoli che mi sono trovato davanti in questo anno e mezzo. Era un’occasione che aspettavo a gloria, non vedevo l’ora di tornare ad esultare. È stata una vera liberazione. La dedica? Alla mia famiglia che non mi ha fai fatto mancare quel supporto e quell’amore che si sono rivelati fondamentali. E poi ovviamente a tutte le persone che mi sono state vicine, in particolare i dottori che mi hanno permesso di poter tornare in campo e all’Empoli che è sempre stata al mio fianco». Il quel gol c’è un cerchio che si chiude. E nell’esultanza c’è tutta la voglia di un ragazzo di 17 anni di urlare al mondo: sì, sono tornato. Per riprendermi i miei sogni, «uno su tutti la Serie A», e per riavviare una storia che non poteva essere interrotta. E allora, vai bimbo. Il prossimo capitolo è nelle tue mani. Ed è tutto ancora da scrivere. -
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