Gioco
Libertas, 40 anni fa la promozione in A2. L'allora avversario Carera: «Pareva di essere a Salonicco»
Il 27 maggio 1981 l’impresa storica degli uomini di Benvenuti. Otto anni dopo lo scudetto perso contro Milano all'ultimo secondo. «Se potessi, toglierei dal calendario questo giorno»
LIVORNO. “Se potessi, toglierei dal calendario il 27 maggio”. Flavio Carera non usa giri di parole, perché quel giorno per lui è storicamente infausto. Ma non lo è, del tutto, per la sua Libertas. Perché è vero che nel 1989, epoca Enichem, il 27 maggio ha segnato la data peggiore della storia gialloblù con lo scippo dello scudetto per mano della Philips Milano. Ma è anche vero che otto anni prima, sullo stesso parquet del Palasport di via Allende la Libertas (allora amaranto) guidata da Cacco Benvenuti vinse una combattutissima serie di finale playoff contro la Giovinetti Bergamo centrando il salto in serie A2, dove già militava la Pallacanestro Livorno griffata Magnadyne. E da lì iniziò la favola di Basket City entrò nel vivo. Quel 27 maggio 1981, quarant’anni fa esatti, il giovane Flavio Carera era dalla parte opposta, con la canottiera bergamasca. Oggi la Livorno di sponda LL ha lo stesso sogno di allora: tornare nell’Olimpo della pallacanestro.
Carera, che ricordi ha di quello spareggio?
«Da una parte negativi per cui vorrei cancellarli tutti, dall’altra ammetto che fanno parte del percorso della mia vita. Furono emozioni uniche. Quella fu una finale meravigliosa. La Libertas aveva vinto gara-1 con due tiri liberi di Fantozzi a tempo scaduto. Noi ci eravamo aggiudicati la seconda con buon margine. E anche la terza a Livorno fu decisa in volata. Sulla prima partita però avrei qualcosa da ridire».
Che cosa?
«I tiri liberi di Alessandro furono un regalo degli arbitri. Il fallo della nostra difesa non c’era mai. Chissà quante volte gliel’ho detto negli anni successivi. Come sono certo che il canestro di Forti nella finale scudetto fosse buono come il pane, sono dell’idea che quel fallo su Ale non c’era. Diciamo però che in seguito Fantozzi mi ha ripagato di quella beffa con tante soddisfazioni che mi ha dato durante la nostra carriera. Lui è sempre stato un trascinatore, un vincente».
Forza Flavio, qualche immagine di quel giorno…
«I tiri liberi del nostro Natalini con il canestro che veniva mosso dai tifosi della Libertas. Lui però fece 2 su 2. Noi eravamo uno squadrone. Vinse la Libertas perché incisero il fattore campo e gli infortuni ai nostri due giocatori più esperti: il play De Rossi e il pivot Lucarelli».
E lei?
«Nonostante la mia giovane età ebbi un buon minutaggio in gara-2 e scesi in campo a Livorno il 27 maggio».
Bergamo era più forte?
«Eravamo due squadroni. Noi andammo in serie A l’anno successivo. C’era il gruppo della scuola canturina: Natalini, Meneghel, c’era l’esperienza di De Rossi e Lucarelli ex Mobil Quattro, un’ala pivot di spessore come Poletti e il compianto capitan Valoncini. Nella Libertas oltre a Fantozzi ricordo bene Mimmo Giroldi e Divo Muti. Livorno comunque era nel mio destino perché contro gli amaranto avevo giocato e benino anche in regular season. Quello fu praticamente il mio debutto».
Che ambiente trovaste a Livorno?
«Caldissimo. Ero un ragazzino, il classico panchinaro, ma certe cose me le ricordo bene. La prima immagine è quella di una sassata che colpì il nostro pullman sulla Variante. Poi al Palasport ci tirarono di tutto. Anche uova. Un uovo colpì in pieno le mie polacchine nuove. Ci rimasi malissimo. E Valonchini e Meneghel, sulle scale che conducono al campo presero qualche cazzotto. Ci fu anche qualche sputo, ma tornerei volentieri a quei momenti».
E a Bergamo come era andata?
«Beh: non che la Libertas a Bergamo fosse stata accolta meglio. Il problema era che i nostri tifosi avevano fatto male i conti visto che saremmo dovuti tornare per gara-3. Livorno era la vera Salonicco d’Italia. E lo è stata anche quando sono venuto a giocarci. Ma a quel punto erano i miei tifosi e giocare per loro è stato il massimo».
Livorno sta sognando di tornare Basket City. Che effetto le fa?
«Domenica ero a Pavia a vedere la Libertas. Tramite Il Tirreno voglio ringraziare pubblicamente i dirigenti libertassini che mi hanno invitato. Ho visto un’ottima squadra che dirà la sua nei playoff anche se queste partite sono un terno al lotto. Ho conosciuto il presidente Consigli che è una gran persona. Faccio i complimenti anche alla Pielle: non è mai facile vincere un campionato men che meno perdendo solo una partita. Tutto questo serve per ricreare entusiasmo».
La Pielle ha fatto il suo dovere. Ora tocca alla Libertas...
«Il tragitto è lungo, ma sono convinto che tornerà il derby in serie A. La competizione tra le due società può produrre qualcosa di importante, fino a poco tempo fa sembrava irripetibile». —
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