Gioco
Livorno e Lucchese a braccetto verso l’inferno della serie D
Un pareggio che serve soltanto per allungare l’agonia visto il successo della Pistoiese e la forbice superiore agli otto punti
Luca Tronchetti
LUCCA. Lucchese e Livorno imboccano mestamente la strada che conduce all’inferno della serie D. A 270 minuti dalla fine del campionato soltanto la matematica separa le due gloriose squadre da una retrocessione figlia di una stagione nata, per motivi differenti, sotto una cattiva stella. Per i rossoneri gli errori a ripetizione nella costruzione della squadra (42 i calciatori tesserati da luglio ad oggi) uniti al focolaio Covid nel gruppo squadra e a un numero impressionante di infortuni con sette calciatori che hanno finito anzitempo la stagione (Coletta, Bitep, Papini, Caccetta, Scalzi, Adamoli e Zennaro). Per gli amaranto la crisi societaria con la rivoluzione nell’organico (via i pezzi migliori) e il mancato pagamento di stipendi che in due fasi successivi hanno portato a otto i punti di penalizzazione inflitti, con i labronici che dall’ipotetica quota 33 (con la grande probabilità di disputare i playout) si trovano oggi a quota 25 nell’attesa (vana?) di riavere dagli organi federali quei tre punti che di fatto lascerebbero accesa la fiammella degli spareggi salvezza.
Nello scenario desolante del Porta Elisa vuoto, figlio dei tempi della pandemia, va in scena probabilmente l’ultimo derby tra i professionisti per Lucchese e Livorno. E il degno risultato ad una gara triste e grigia non può essere che uno scialbo 0-0. Intendiamoci, si vedono più gli amaranto – reduci da due vittorie di fila – che i rossoneri tanto che il giovane portiere Pozzer (classe 2001, prodotto del vivaio dell’Inter) nella prima frazione si erge a protagonista mandando in corner due conclusioni velenose da fuori area prima di Bussaglia (27’ pt) e un minuto dopo di Mazzarani. Mentre nel finale di frazione è Panati, appostato sulla linea di porta, a ricacciare fuori un pallone colpito di testa da Dubickas su azione da calcio d’angolo con il portiere ormai battuto. Di contro i padroni di casa si fanno notare soltanto ad inizio partita – con un calcio di punizione dal limite dell’ex Benassi respinto a mani aperte dal portiere Neri – per poi limitarsi a qualche veloce ripartenza con Bianchi e Nannelli a cercare di impensierire la retroguardia ospite. Tanto la prima frazione, al di là degli errori dei singoli, è divertente e ricca di capovolgimenti di fronte quando la ripresa è sonnolenta e povera di contenuti. Le due squadre si allungano e si sfilacciano, i ritmi si abbassano e per venti minuti non accade un bel niente se non una supremazia territoriale del Livorno, apparso più squadra sul piano squisitamente tecnico e in grado di surclassare il centrocampo rossonero povero di idee e di interpreti.
La panchina amaranto potrebbe fare la differenza con l’ingresso di Evan’s, che va spesso al cross dalla fascia sinistra, e del lucchese-marocchino Haoudi che mister Amelia fa entrare in campo al quarto d’ora della ripresa per poi toglierlo dopo 15’ provocando il disappunto del gioiellino labronico che piace a tanti club di A e B. Ma solo nel finale, quando al 42’ i rossoneri restano in dieci per l’espulsione di Nannelli, ilLivorno prova a spingere in cerca di una vittoria che manca da quasi 45 anni, ma le polveri bagnate dei suoi attaccanti (in particolare Dubickas) inchiodano il risultato. —
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