Toscana
La prima volta di Marco Amelia «Merito dei ragazzi che ci credono»
Fabrizio Pucci
livorno. Il primo successo da professionista ha un sapore molto dolce, ma Marco Amelia è tutto tranne che egoista: «La vittoria di oggi è fondamentale, ma è merito esclusivo dei ragazzi che e credono di poter fare l’impossibile. Lo spirito di squadra si vede. In questo senso ho apprezzato molto l’esultanza dopo il gol di Bussaglia. Questi sono tre punti fondamentali che ci dànno tanto ossigeno. Dobbiamo continuare così».
È sicuro che Evan’s sia un giocatore solo da secondo tempo?
«Sì. Non so se ciò che ha fatto nella ripresa, riesce a farlo nel primo tempo quando gli equilibri fisici della partita sono più vicini. Quando invece tra le due squadre c’è un gap di energie, lui gioca sulla stanchezza degli avversari e diventa devastante. Se è al top è un giocatore di un’altra categoria».
Nella ripresa il Livorno ha sofferto meno le scorribande laterali della Pro. Perché?
«Ho corretto qualcosa a centrocampo. Sulle scalate delle mezze ali non eravamo veloci. Nel secondo tempo abbiamo sofferto meno. Ho messo Castellano e poi Bussaglia nel ruolo di mezzala. E comunque siamo stati bravi a coprire nelle situazioni in cui potevamo soffrire».
È stato abbassato anche il livelo di errori difensivi individuali non trova?
«Sì, faccio i complimenti a Blondett che ha giocato con un problemino, ma che ha guidato bene Sosa e Gemignani. Bene anche gli esterni Parisi e Di Giovanni. Siamo stati abili a difendere e a ripartire e avremmo potuto fare ancora più male alla Pro Vercelli».
Perché l’ottimo Neri e non Stancampiano?
«Neri è un portiere forte. Dopo quattro partite ha avuto un crollo fisico. Ci sta, perché è un ragazzo di 18 anni, però se sta bene gioca perché è forte».
La classifica purtroppo resta impietosa. Come si fa a tener botta?
«Si gioca ogni partita. Non si guarda la classifica. Dobbiamo fare più punti possibile e riguardare la classifica il 25 aprile. Daremo il massimo. Il nostro futuro sono i prossimi 90’».
La squadra gioca più serena proprio perché la situazione è quasi compromessa?
«Un minimo di paura fa bene. Ed è la paura di retrocedere da trasformare in voglia di dare battaglia in ogni partita. Serve carattere, personalità, ambiente unito».
Spera nella restituzione di qualche punto?
«Dobbiamo battagliare anche lì, ma quello è un lavoro della società e non di mia competenza». —
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