Gioco
«Chi ci ha fatto sognare adesso ci ha disintegrati»
Un tifoso amaranto ci scrive sui guai societari
LA LETTERA
Eravamo i tifosi delle galline in campo nel derby storico, eravamo quelli che piegati in ginocchio pitturavamo il nostro amatissimo striscione “Livorno è una fede gli Ultras i suoi profeti” , eravamo quelli che per la prima volta organizzavano le coreografie nella “nostra” Nord, eravamo quelli che grazie a Mario Bianchi ci trovavamo sotto la curva in settimana e dentro quel fondo ci organizzavamo.
Eravamo quelli che per lo più erano entrati da bimbi per la prima volta dentro lo stadio grazie alla passione del nostro babbo, eravamo quelli che con sacrifici spendevano i due soldi riscattati con le collette per comprare i fumogeni e i tamburi, eravamo quelli che invadevano le città con l’orgoglio di essere livornesi, eravamo quelli che dopo la partita già pensavamo a quella che sarebbe arrivata dopo 7 giorni...
Si eravamo... Poi siamo cresciuti e abbiamo vissuto quello che per noi era senza dubbio un sogno. Chiedevamo e speravamo, se non di continuare a sognare, ma almeno di mantenere la nostra dignità di tifosi. Di mantenere quella che è la la dignità della Livorno sportiva. Insomma, di poter continuare a dire ai nostri “babbi” che non ci sono più “Guarda babbo che Livorno ci s’ha”.
Chi c’aveva fatto sognare oggi ha disintegrato tutto questo e non voglio entrare nei perché e nei però, sarei ripetitivo e noioso.
Vivremo solo di ricordi, ma il popolo amaranto non meritava questo scempio, questa tragedia sportiva, questo omicidio premeditato. —
Riccardo Bartoli
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