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«La sfida più difficile della mia carriera» Ma Mazzarani vuole crederci ancora

Fabrizio Pucci
«La sfida più difficile della mia carriera» Ma Mazzarani vuole crederci ancora

Leader del Livorno dentro lo spogliatoio, carica i compagni «La squadra è viva, lo vedo ogni giorno. E ora siamo al completo» 

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l’intervista

Per esperienza, talento ed età Andrea Mazzarani è il leader del Livorno. E da leader parla, senza nascondersi dietro un dito, senza frasi fatte: «Questa è la sfida più difficile della mia carriera. Sapevo che avrei vissuto una situazione difficile, ma non mi pento assolutamente della scelta: quello che ho sentito nei mesi scorsi da non giocatore del Livorno è stato troppo importante per non firmare. Alla fine ci guarderemo indietro e ci faremo una risata dopo esserci salvati».

Già, ma intanto siamo nel tunnel: come se ne esce?

«Solo con il duro lavoro. Nelle ultime nove partite possiamo fare risultato con tutti, senza fare tabelle. Nelle ultime gare abbiamo dimostrato di esserci, ma siamo stati penalizzati anche dagli episodi arbitrali. Abbiamo la consapevolezza di non essere una squadra morta: siamo vivi».

Ne è sicuro?

«Sì, lo leggo negli occhi dei miei compagni di squadra. Stiamo dando tutti il 100%. Dobbiamo dare il 110 per salvarci».

Le difficoltà societarie sono un alibi inconscio?

«No. Non credo proprio. Siamo calciatori: ciò che accade in società non deve riguardarci».

Come si fa a tenere il morale alto a questa squadra?

«Si sta insieme il maggiore tempo possibile. Con Amelia ci troviamo prima dell’allenamento, pranzando tutti insieme. Insomma: facciamo quadrato fra di noi per capire che la parola chiave è crederci. Crederci ogni volta che veniamo al campo. Se smettiamo di farlo, è finita».

Le sue condizioni fisiche?

«Purtroppo all’inizio dell’avventura amaranto sono incappato in un infortunio che era prevedibile. Appena rientrato, ho giocato tre partite intere di fila: prevedibile che sarei andato incontro a qualche problema, ma in quella fase avevamo parecchie defezioni e ho cercato di rispondere sempre presente quando sono stato chiamato dall’allenatore. Ora sto molto meglio. Sento le gambe girare bene. Stanno pure rientrando altri giocatori».

Differenza tra Dal Canto e Amelia…

«Prima di firmare mi allenavo sempre e con Dal Canto ci sentivamo ogni tre o quattro ore. Mi è dispiaciuto tantissimo quando se n’è andato, non per suo demerito. Quando viene esonerato un allenatore la responsabilità è della squadra. Purtroppo non lo abbiamo supportato nel suo lavoro che non era semplice. Personalmente mi ha lasciato un grandissimo ricordo. E’ sempre stato sul pezzo nonostante tutte le situazioni che c’erano».

E con Amelia

«Il gruppo comunque si è compattato anche per Amelia al punto che per lui è stato semplice lavorare con un uno spogliatoio solido e già formato. Diciamo che Marco ha portato avanti l’eredità di Dal Canto. Anche con lui ho un ottimo rapporto. Ci sentiamo spesso per capire come va la squadra, come stiamo. Stiamo cercando di darci una mano ognuno nel proprio ruolo».

Preferisce giocare più avanti o più arretrato?

«Ho sempre fatto il trequartista, ma ora voglio che il mio apporto alla squadra sia fondamentale nelle due fasi».

Sabato a Carrara sarà dura anche perché non si segna…

«Stiamo lavorando sulle conclusioni a rete. A Gorgonzola abbiamo costruito molte palle gol, ma non siamo stati freddi. La Carrarese? Ha deluso le attese, ma noi dobbiamo pensare a noi stessi e non alle angustie altrui». —

Fabrizio Pucci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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