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Pistolesi può ripartire dalla difesa «Jolly preparati al tour de force»

D.D.
Pistolesi può ripartire dalla difesa «Jolly preparati al tour de force»

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LIVORNO. Chi si aspettava una grande prova da parte del Jolly Acli, sicuramente è rimasto deluso. Di fronte alla regina del campionato di A2, E-Work Faenza, seppur scesa a Livorno con una formazione decimata dal coronavirus, le livornesi giocano bene i primi minuti, grazie ad una super Sara Ceccarini, poi si sciolgono come neve al sole e, intimorite dalla maggior fisicità e intensità delle avversarie, non riescono ad aver voce in capitolo. Certo, se in difesa le rosablù tutto sommato si sono arrangiate, le dolenti note sono arrivate in attacco con percentuali “tristi” (7/40 da due, 3/17 da tre).

«Difficile dare una lettura alla partita – racconta coach Marco Pistolesi - primi minuti convincenti, poi, quando loro hanno alzato l’asticella, soprattutto sulla fisicità, abbiamo fatto fatica ma tanta fatica in attacco, con errori banali dovuti anche al timore di contatti. È ovvio che Faenza è una squadra di un altro pianeta, ci hanno quasi doppiato alla voce rimbalzi, ma quello che consola è che in difesa abbiamo tutto sommato tenuto per 40’».

Adesso, per fortuna, una settimana di stop con il campionato, in virtù della Coppa Italia, e poi cosa succederà?

«Al rientro – continua Pistolesi – affronteremo in casa Spezia, un’altra squadra di alta classifica, e dopo ci aspetta un tour de force dove ci giocheremo il futuro. Un calendario fittissimo sino al 24 aprile con scontri diretti (Civitanova, Bolzano, Umbertide, Firenze, Valdarno e i tre recuperi di cui due in Sardegna con Cus e Virtus, ndr) e poi a seguire maggio con i playout».

Coach, come avete deciso di impostare la preparazione?

«In questa prima settimana andremo a privilegiare l’aspetto fisico in quanto la squadra deve avere energie mentali ma anche fisiche. Non ci sarà modo di recuperare e non ci sarà modo di guardarsi indietro se sbagliamo. Saranno due mesi e mezzo senza appello. Le nostre contendenti non stanno mollando in niente e noi non saremo da meno. I recuperi potranno dare risvolti alla classifica che magari adesso sembrano impensabili».

Cosa fare?

«Un solo imperativo. Chiacchierare poco, sudare tanto, faticare in allenamento e dimostrare in partita. Non conosco altre strade. Sabato vedere Simona Ballardini, classe ’81, nel riscaldamento, lottare su ogni palla, entrando in tutte le situazioni di palla contesa, è stato un grande esempio che spero le mie giocatrici abbiamo osservato e ne abbiano fatto tesoro. Giocare con tali avversarie è senza dubbio un grande onore». —

D.D.

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