Gioco
Debiti e risultati penosi La salvezza del Livorno sarà solo ripartire da zero
Amelia (come Dal Canto) sono solo vittime di un progetto chiaro Sarebbe stato meno umiliante fallire e iniziare un nuovo corso
Alessandro Bernini
livorno. Il calcio è fatto di cicli. Ne abbiamo vissuto uno glorioso, tra serie A e Uefa, pagine indelebili. Adesso stiamo toccando il fondo perché mai nella storia questa società era retrocessa sul campo in serie D.
È vero, restano ancora nove giornate, 27 punti ipotetici, ma la storia purtroppo insegna che quando si inizia a ragionare così («però se vinciamo le prossime due...») vuol dire che è quasi cotto il polpo. Speriamo di no e che Amelia ci faccia il miracolo. Ma a oggi bisogna guardare in faccia la realtà. E rendersi conto che la serie D è purtroppo dietro l’angolo.
Sarebbe l’indegno finale di una storia recente che sotto la gestione-Spinelli ha portato quattro retrocessioni negli ultimi sette anni. E non venite a raccontarci che quest’anno «Spinelli non c’è perché ha solo il 10%». C’è eccome, passa tutto da lui: la scelta dei soggetti a cui cedere, i soldi elargiti oggi no (60mila euro quando si potevano tenere Agazzi, Marsura, Porcino e Murilo) e domani si (per evitare il fallimento), i tempi della fideiussione, gli anticipi per gli stipendi. Passa tutto da lui, lo ripetiamo, perché i dirigenti che ci sono oggi non sanno/possono camminare con le loro gambe.
Ora c’è una trattativa Spinelli-Favilla, nella quale in sostanza l’imprenditore milanese chiede a Spinelli di accollarsi parte del debito. Ma ne abbiamo viste e sentite sin troppe, finché non vediamo le firme...
Visto l’epilogo a cui stiamo andando incontro, con umiliazioni sportive in ogni angolo d’Italia (le ultime “a Pergolettese” e “a Giana Erninio”, con tutto il rispetto eh...), sarebbe stato molto meglio chiudere bottega e ripartire la prossima stagione dalla serie D con una società nuova. Certo, bisognava trovare un soggetto solido e un progetto (e purtroppo Livorno non è Parma, quindi non è che domani arriva Paperone...) ma di certo non sarebbe stato peggio di oggi.
Sapete qual è il vero guaio? Che oggi neanche la retrocessione in serie D ci libera dal male. Ovvero dai debiti che ci sono all’interno della società. Quanti siano non è ben chiaro («ci spuntano creditori nuovi ogni giorno», ci confidavano anche la scorsa settimana) ma considerate come plausibile una forbice tra un minimo di 1 milione e 800mila euro e un massimo di 2 milioni e mezzo. Soldi che gli attuali soci non possono/vogliono coprire.
Siccome scendere in serie D significa azzerare tutti i contratti da professionisti (quindi i vari Mazzarani, Sosa, Bussaglia, Parisi, Braken, Raicevic, quelli insomma che hanno il contratto anche per la stagione 2021-22) ma non significa affatto cancellare i debiti, ecco che il prossimo anno in una eventuale serie D ci troveremmo senza giocatori ma con tutti i debiti. La situazione peggiore in assoluto. Costretti a vivacchiare nei dilettanti e magari ancora “ostaggi” delle decisioni di Spinelli.
Lasciamo passare altre 2-3 partite e vediamo come si mette. Poi servirà un bel tavolo società-istituzioni-tifosi. Perché davvero a quel punto sarebbe quasi meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine. Dalla fine spaventosa ci siamo già rialzati in passato, fieri della nostra maglia. Ma lo spavento senza fine non lo vogliamo. —
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