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Livorno affonda nel gorgonzola: un gollettino, altro crollo e ora ha un piede in serie D

Alessandro Bernini
Livorno affonda nel gorgonzola: un gollettino, altro crollo e ora ha un piede in serie D

Anche con Amelia è la stessa storia: squadra fragile che non segna mai. E ora per salvarsi serve quasi un miracolo

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GORGONZOLA. Tranquilli. Tanto, come ha sempre detto Spinelli, «i conti sono a posto, e venderò solo a persone affidabili e solide». Tutto a posto. Andrà tutto bene. Talmente bene che stiamo finendo in serie D. La colpa non era prima di Dal Canto e non è adesso di Amelia. La colpa è di chi ci ha ridotto in queste condizioni.

Il Livorno precipita, affonda anche di fronte a una Giana Erminio che ha confermato tutta la sua modestia e adesso davvero ha un piede tra i dilettanti. La sensazione è che qui puoi cambiare tutto ma non cambierà mai niente. Un gollettino come minimo si prende sempre, mentre per noi la via della rete è ogni volta una via Crucis. Il Livorno non segna da 391 minuti (rigore di Buglio), mentre se andiamo a cercare l’ultimo gol su azione bisogna addirittura arrivare a 451 minuti quando Dubickas segnò all’ultimo minuto l’Olbia.

Si sperava che l’arrivo di Marco Amelia potesse dare quantomeno una scossa sotto il profilo mentale, della voglia di combattere. Ma per ora è cambiato poco: due partite, due sconfitte, zero gol fatti e due subiti. E adesso si fa anche fatica a guardare il calendario pensando “vabbè, ma possiamo recuperare i punti qui e lì». Ma dove li recuperiamo se si perde anche con la Giana Erminio? Oltretutto a oggi la distanza dalla terzultima sta diventando abissale e dunque i playout potrebbero anche non giocarsi. No, purtroppo non riusciamo a vedere uno spiraglio di luce da nessuna parte.

È evidente che c’è del marcio. Tutto sommato a livello di nomi oggi non saremmo neanche una squadra impresentabile, ma siamo costruiti male: senza un attaccante che ogni tanto (magari per caso) la butta dentro, con un solo difensore di categoria (Blondett). E i vecchi nel calcio ci hanno sempre insegnato che senza la spina dorsale, una squadra non va da nessuna parte.

Amelia ha fatto anche delle scelte coraggiose perché andato a giocarsi uno spareggio con un difensore del 2000 (Deverlan) e uno del 2003 (Nunziatini), senza dimenticare un portiere di dicembre 2002. Sul gol la difesa ci ha messo molto del suo, ma per il resto (più o meno bene) ha tenuto. I problemi maggiori sono stati soprattutto a centrocampo e in attacco. La scelta di evitare il palleggio poco produttivo (come succedeva spesso con Dal Canto) e affidarsi di più ai lanci lunghi, non ha pagato. E ora sarà dura spiegare a questi giocatori che ce la possiamo ancora fare.

E pensare che nei primi 20 minuti sembrava che la partita fosse un monologo, con la Giana che neanche riusciva a superare la metàcampo. Illussione. Alla prima uscita un cross di Madonna è stato lisciato da tutta la difesa e sul secondo palo è arrivato Palazzolo a metterla dentro. C’erano 70 minuti per riprenderla ma il Livorno e il gol sono due rette parallele che non si incontrano mai. Un colpo di testa di Dubickas finito alto e una punizione di Mazzarani deviata in angolo sono stati gli unici pericoli per la Giana. Anche i cambi hanno dato poco o nulla. E così è arrivata la quarta sconfitta consecutiva per 1-0. —

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