La protesta
Niente esultanze e quel bracciale Emerson si conferma uno di noi
La partita da ex di uno dei giocatori rimasti nel cuore dei tifosi amaranto
il personaggio
FABRIZIO PUCCI
Per dirla con Leonardo Sciascia ci sono “gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi e i quaquaraquà”. Per ciascuna di queste quattro categorie potremmo fare nomi e cognomi e pure mettere le fotografie di molti giocatori che hanno indossato la maglia amaranto in 106 di storia. C’è però un’altra tipologia di giocatore del Livorno: quella degli Uomini, con la U maiuscola. E quello è il nostro gotha. Vi sono iscritti totem che vanno da Magnozzi a Protti, da Armando Picchi a Vitulano, passando per Lupo Balleri, Mauro Lessi, Bonaldi, Cristiano Lucarelli, Luci e molti altri.
E poi c’è lui: l’ormai ex ragazzo (visto che viaggia per i 41 anni) venuto dal Brasile: Emerson Ramos Borges. Per lui 114 presenze e 7 reti dal 2012 al 2016 con la maglia amaranto, ma non solo: un legame strettissimo inossidabile con la città e con i tifosi. Un amore che il tempo non allenta. Anzi – se possibile – consolida. Giocava nel Potenza, il Puma, nel 2019, quando andò allo ‘Zaccheria’ di Foggia nel settorino riservato ai tifosi amaranto, come un qualsiasi livornese con il salmastro nelle vene. Stette in mezzo a agli sportivi e soffrì per quello scontro diretto salvezza in Serie B.
Sabato era a Livorno. E poteva anche starci, perché qui è di casa, ma non era in centro a fare shopping. Era allo stadio. Da avversario, definizione che associata a Emerson, stona. Lui però, professionista esemplare, era al cento della difesa dell’Olbia. Non era la prima volta che giocava qui con un’altra maglia. Era successo anche nel 2017: Coppa Italia, Livorno-Feralpisalò. Vinsero gli amaranto ai rigori. Lui per i verdeblu fece centro dal dischetto e poi andò ad abbracciare Mazzoni prima di riceve l’applauso della curva nord. Sabato non c’era pubblico. Ma da dentro lo stadio si percepivano i cori dei tifosi amaranto che incitavano la squadra da via dei Pensieri. E chissà che cosa è passato per la testa di Ramos che ha fatto la sua partita. Con la maglia numero 25, in omaggio a Piermario Morosini e con al polso il braccialetto amaranto della Onlus che ricorda il ‘Moro’.
Lo abbiamo osservato per tutta la partita: mai un atteggiamento fuori posto e il rispetto assoluto del Livorno. Non ha esultato ai tre gol dell’Olbia. E al momento del rigore del 3-2 di Ladinetti ha abbassato la testa, volgendo lo sguardo al terreno di gioco. Non solo: al benché minimo screzio tra giocatori – normale anche nel contesto di una partita corretta come quella dell’altro giorno – è sempre andato a calmare i giocatori del Livorno.
Ecco: uno così, la società lo ha mandato via senza troppi complimenti. A riparare, però, ci pensano quotidianamente i livornesi che non fanno mancare al Puma attestati di affetto e riconoscenza, tutti ampiamente ricambiati. Peccato soltanto che sabato non abbia potuto ricevere la meritata standing ovation. —
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