Sicurezza
Anche Breda da record ma di sconfitte... E rischia come al solito
Subentrato al Pescara, ha messo insieme tre vittorie su 14 partite Si è salvato in extremis col pari a Empoli ma resta ultimo
livorno. Quando allenava il Livorno fu definito il “Normalizzatore”, per via di quel suo fare da formica lavoratrice e per la flemma, la quasi timidezza con cui nel novembre prese in mano la squadra in crisi di risultati (5 punti nelle prime dieci giornate) e di identità. D’altronde Roberto Breda, qui, alle parole, ha sempre preferito il sudore sul campo perché fermamente convinto che solo con la fatica quotidiana e non con la fretta di risalire in classifica, avrebbe potuto ridare speranza ad un ambiente depresso.
Quella che fu data da Breda, in effetti, fu la classica scossa. In quattro mesi – da metà novembre ’18 al marzo successivo – la squadra da ultima in classifica, arrivò fino alla zona franca, quella della salvezza diretta senza i playoff. Normalizzatore, sì, ma fino a un certo punto, perché poi il Livorno si smarrì sul più bello e lo fece in modo clamoroso e improvviso. Prese 10 gol in tre partite (Perugia, Cremonese, Cittadella) e lui finì andò ad un passo dall'esonero. La sua panchina fu salvata dai giocatori a cominciare dai leader del gruppo: i senatori Diamanti e Valiani. Proprio loro furono i primi ad essere fatti fuori da Breda qualche settimana più tardi a campionato finito. La squadra, però, nonostante la scossa avesse cessato di produrre i suoi benefici effetti sul gruppo, si salvò. In modo rocambolesco, ma rimase in serie B con un ruolino ‘brediano’ dignitoso: 8 vittorie, 8 sconfitte 10 pareggi.
Il patatrac, però si verificò l’anno dopo. Spinelli in fase di costruzione della squadra dette carta bianca al tecnico di Treviso: roba che qui non aveva avuto neanche Donadoni. Breda, però non colse l’attimo: sbagliò tutte le valutazioni possibili e avallò alcune scelte cervellotiche da parte della proprietà. Così la scorsa stagione 2019/20 è stata un pianto. Breda ha pagato i propri errori con un doppio esonero (all’indomani della sconfitta di Spezia A dicembre e, una volta richiamato, subito dopo il ko nel derby di Pisa) e con la rescissione del contratto. Dalla sera del 7 marzo all'Arena Garibaldi, Breda è rimasto a casa, disoccupato. Sono stati circa nove i mesi di sua lontananza dalla panchina.
A fine novembre è stato chiamato dal presidente del Pescara Sebastiani al posto dell’esonerato Oddo. Curiosamente – giorno più giorno meno – nello stesso periodo dell'anno in cui, aveva assunto la guida tecnica del Livorno ventiquattro mesi prima. E nelle stesse condizioni perché anche il Pescara, reduce dallo 0-2 interno con il Pordenone era ultimo in classifica.
E di nuovo il Normalizzatore ha subito fatto centro. Perché Breda quando subentra, rivitalizza: 2-0 ad Ascoli al debutto prima di una serie di buone prestazioni e di risultati accettabili. Poi però, proprio come accadde a Livorno, l’effetto Breda è evaporato in un amen. L’ultima partita in casa ha perso 2-0 con la Reggina e quella è stata la quarta sconfitta consecutiva degli Abruzzesi, poi il pari a Empoli gli ha fatto quantomeno salvare la panchima. Per lui un ruolino complessivo di 3 vittorie, 4 pareggi e 6 ko: poco per chi vuole salvarsi. Così Breda è finito sulla graticola con la panchina traballante e qualche pensiero su una carriera che sembra in declino. —
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