Gioco
«Dal Canto un uomo vero È il tesoro del Livorno»
l’intervento
Confesso di averci pensato a lungo. Livorno. Sapevo di una piazza appassionata. Aggregata da un senso di appartenenza alla propria tribalità davvero importante. Non conoscevo tutte la valenza emozionale che avete testimoniato in questi mesi con grande dignità . Ora so chi siete. Una tribu' che la dedizione di un Presidente orgoglioso e che si era fatto da solo,figlio di un'epoca diversa, aveva coagulato intorno ad una storia, un' identità durante anche troppo a lungo. Vent'anni. Non una fuitina qualunque. Una love story. Impossibile da prolungare razionalmente.
Provo a dirvi chi sono io. Un amico, un caro amico mi ha regalato una definizione romantica. L'uomo che sussurra ai cavalli. E con questa delicatezza ho accompagnato questa vicenda del Livorno. Usando la sintesi di quarant'anni di calcio. Da calciatore a presidente. Sfaccettature variegate di letture apparentemente distanti fra loro.
Nulla di più falso. Sottintende la conoscenza del “dialetto” del calcio. Io lo parlo. E proprio perché lo conosco, parliamo di calcio. E se parliamo di calcio, a Livorno parliamo di Dal Canto. Un giovane, vecchio contadino. Condito di valori assoluti. Uno che se riesce a dire... «non li abbandonerò' mai» vale un patrimonio.
Uno slogan per il calcio. Uno che fa impallidire Bartolomeo Colleoni. Capitano di ventura medievale. L'unico caso di Triorchismo che io conosca. Con tre testicoli. Parliamo di calcio? Allenatore vero Dal Canto. Garantisco, più di altri allenatore che ho avuto nella mia carriera. Allenatori diventati importanti in categorie più importanti... Senza volerne fare i nomi. Un grande allenatore, un grande uomo Dal Canto.
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